Voto

7.5
 

Secondo album dei Wolf Alice, Visions of Life, fin dalla traccia iniziale Heavenward non fa mistero della propria essenza fiabesca, coniata con inaspettata maestria a una melanconica tenebrosità. Reduci dal successo dell’esordio My Love is Cool, il ritorno della band londinese non poteva sfuggire alle attenzioni del pubblico alternative rock, sebbene neanche oltre Manica possano dirsi d’oro i tempi che corrono per entrambi i generi.

È un progetto coeso, Visions of Life, colmo (ma mai tracotante) di una bellezza sotterranea che solo lentamente esce allo scoperto. Come in un sogno o in un’esperienza lynchiana, sinfonie distorte e cupe, che richiamano la grazia della copertina, si alternano a sonorità esplosive e graffianti: un incardinarsi di brani secondo una struttura fatta di vuoti e pieni, di chitarre spinte che fanno da contraltare a suoni d’atmosfera (Sky Musings preceduta da una trasognata Planet Hunter). Il merito dei rinnovati Wolf Alice è la voglia di sperimentare su più fronti, anche a costo di rimandare talvolta a glorie del passato come Nine Inch Nails e Smashing Pumpkins.

Nessuna battuta d’arresto da opera seconda, nessuna pretesa di essere il canto del cigno di un genere che per molti ha già detto tutto.

Margherita Cardinale