Voto

4

Svelare i foschi retroscena delle più tenere e spensierate favole Disney sembra essere diventato un richiamo irresistibile. Dopo Saving Mr Banks, Vi presento Christopher Robin cerca di raccontare la vera – si fa per dire – storia della nascita di Winnie-the-Pooh.

Lo scrittore A. A. Milne, dopo essersi trasferito da Londra al Sussex, vive insieme al figlio Christopher Robin/Billy Moon in un mondo fatto di fantasie e luoghi immaginari. Decide quindi di scrivere un libro che ha come protagonisti Christopher, il suo orsacchiotto di peluche Winnie e altri pupazzi suoi amici. L’opera, divenuta in breve tempo un successo mondiale, catapulta Billy in un universo adulto e alienante scandito da interviste, autografi e tè con orde di bambini urlanti. Ben presto il caro orso diventa il suo incubo, contribuendo a logorare una famiglia già di per sé instabile e poco unita.

Pellicola dagli esiti alquanto inaspettati, Vi presento Christopher Robin punta tutto sulla drammaticità e sul patetismo. Nonostante l’interessante idea di ricreare il difficile e burrascoso rapporto tra un padre pressoché assente e un figlio al quale vengono negati infanzia e identità, il regista Simon Curtis raggiunge livelli di pesantezza insopportabili a causa di musiche melense, scambi di battute strappalacrime e recitazioni forzate – Will Tilston nei panni del piccolo Bobby in primis. Neanche la rappresentazione delle spensierate avventure degli abitanti del Bosco dei Cento Acri riesce a risollevare l’animo in sala.

Se si esclude un lavoro di fotografia (Ben Smithard) ben congeniato (suggestiva è l’idea di proiettare le scene come se fossero disegnare da E. H. Shepard, l’illustratore di Milne), pochi sono gli spunti innovativi del film.

Anna Magistrelli