Voto

4

In molti si sono arrovellati sulla misteriosa sparizione del capolavoro di Caravaggio La Natività con i santi Lorenzo e San Francesco d’Assisi, trafugato in una chiesetta palermitana nel 1969. Ad oggi, nonostante le ricerche e le indiscrezioni di alcuni boss della mafia, della tela non c’è nessuna traccia. Roberto Andò utilizza questa “storia semplice”, di letteraria memoria, per mettere in scena in chiave giallo-comica un caso irrisolto della cronaca italiana.

Tuttavia, è proprio la scelta di mescolare diversi generi che danneggia la pellicola: la trama, raffazzonata e poco verosimile, non convince, e nemmeno gli interpreti, sulle cui espressioni facciali la macchina da presa insiste incomprensibilmente con primissimi piani, complice l’abuso di macchiette diventate ormai stanchi luoghi comuni. Alessandro (Alessandro Gassman) ne diventa il prototipo: uno sceneggiatore furbo e scanzonato, che finisce banalmente nei guai. Sembra invece una sceneggiatura già vista quella cucita addosso ai vestiti slabbrati della segretaria Valeria (Micaela Ramazzotti) e a quelli raffinati dell’ex-poliziotto Rak (Renato Carpentieri); entrambi, tuttavia, riescono a prendere le distanze dalla mediocrità di una storia che non sentono propria e proseguono idealmente il discorso famigliare cominciato ne La Tenerezza.

Eppure, sono evidenti gli sforzi della regia per dare al film una parvenza estetica ricercata. Ammiccano a Sorrentino, per esempio, alcuni piani sequenza eccentrici, come quello sulle coppie di gemelle omozigoti: un divertissement curioso che però viene licenziato velocemente, sottraendo a fotografia e colonna sonora la possibilità di farsi notare. Di rilievo sono i titoli di coda in chiusura, che come un film d’altri tempi concludono eleganti un tentativo cinematografico che qui, però, non accoglie applausi.

Agnese Lovecchio

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