Voto

7
 

David e Claire si incontrano nel dolore della perdita della moglie e amica amata, Laura, e nella promessa di proteggere la sua bambina Lucie. Questo avvicinamento improvviso innescherà meccanismi a cui né David né Claire erano pronti, e le loro vite ne usciranno radicalmente sconvolte.
Come il trailer aveva già mostrato chiaramente, a David piace vestirsi da donna-Virginia, ma non è questo il punto focale del film, come invece potrebbe sembrare. François Ozon – lo strepitoso regista – vuole raccontare l’amore, e la libertà che ne scaturisce: scrollarsi di dosso ogni tipo di pregiudizio, soprattutto verso se stessi, per aprirsi a tutto e tutti – emblematica a tal proposito la sequenza in discoteca, in cui Claire e Virginia si lasciano finalmente andare. Un intento un po’ hippie, forse, e a tratti superficiale, che salta passaggi psicologici e non si addentra nel profondo delle motivazioni di queste pulsioni irrefrenabili: lascia che tutto il film galleggi in una delicata nebbia di continue oscillazioni, ambiguità, metamorfosi e cambi di prospettiva. Sarà solo alla fine del film, infatti, che lo spettatore si renderà conto che il protagonista non è David; lui sa benissimo chi vuole essere e che vuole “fare tutte quelle cose che a un uomo non sono concesse”. Il vero personaggio profondamente problematico della pellicola è invece Claire, che grazie alla sua nuova amica Virginia potrà riscoprire la propria femminilità, passando da casti completi pantaloni-golfino-camicia dai toni blu navy a un affascinante e scollato abito rosso Ferrari. Questa è la vera trasformazione a cui assistiamo: Claire, trascinata dalla ben più evidente trasformazione di David – spesso accompagnata da evidenti citazioni di Due vite in una – Glen or Glenda di Edward D. Wood Jr. – troverà il coraggio di intraprendere il proprio percorso di formazione, che raggiungerà l’apice nella sequenza del trucco parallelo tra Claire e Virginia, due Donne.

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Alla morte di Laura è dunque seguita una doppia rinascita a vita nuova, con ossequiosa fedeltà al paradigma classico di eros e thanatos, ma agli occhi di Claire è Virginia ad aver preso ora il suo posto, e su di lei riverserà l’amore ossessivo, pregno di omosessualità latente, che provava da sempre per Laura. Registicamente Ozon è molto attento a rappresentare questo passaggio: le inquadrature di Claire e Laura da piccole spesso si ripetono pari pari quando a “giocare” insieme sono invece Claire e Virginia. David, Virginia e Laura continuano a sovrapporsi nella mente di Claire e di noi spettatori che, insieme a lei, cadiamo vittime di flashback, visioni e sogni: un intenso climax di tensione sessualmente perversa e di curiosità, al limite del voyerismo.

L’angoscia e la potenza intrigante dell’intreccio compaiono però solo a picchi singoli e manca il punto di svolta: non bastano la regia tecnicamente ineccepibile di Ozon, la colonna sonora emotivamente sempre calzante curata da Philippe Rombi e le eccezionali interpretazioni di Romain Duris (David/Virginia) e Anaïs Demoustier (Claire) a dare quel je ne sais quoi che manca, a differenza dei film di Almodóvar – soprattutto di Il fiore del mio segreto, La mala educación e La pelle che abito – a cui Ozon voleva palesemente rifarsi. L’impressione è infatti di aspettare per tutto il film qualcosa che non arriva mai, insieme a un finale un po’ sbrigativo.

Benedetta Pini