Per il suo trentesimo compleanno Quentin Tarantino decise di regalare a Uma Thurman la sceneggiatura di Kill Bill e di assegnarle il ruolo di protagonista; un gesto forse dettato da più di una semplice amicizia tra i due, che consegnerà al pubblico l’ennesimo capolavoro del regista di Knoxville.

Kill Bill, girato su una sola pellicola e diviso in due volumi, è il risultato affascinante di un’ibridazione di codici senza precedenti, che mischia black comedy, melo-noir, horror, splatter e unisce persino il western, un genere tipicamente occidentale, alle arti marziali anni ‘60 e ’70. Sono infatti numerose le citazioni al cinema cinese e nipponico: il canonico completo giallo e nero che la protagonista Beatrix indossa nell’altrettanto canonica scena in moto è lo stesso che indossa Bruce Lee ne L’ultimo combattimento di Chen; da Lady Snowblood (Toshiya Fujita, Giappone 1973) Tarantino ha ripreso molte inquadrature, come il finale del Massacro ai Due Pini o il duello sotto la neve, ma anche l’uso della tecnica degli anime per raccontare la storia di un personaggio.

Altrettante sono le citazioni dedicate al genere western, in particolare a Sergio Leone e alla sua Trilogia. Moltissime scene di Kill Bill si rifanno infatti a questo filone, capitanato dalle performance di Clint Eastwood, come il Massacro ai Due Pini con la donna al centro che viene malmenata a turno dai membri della D.V.A.S., oppure l’incipit del volume 1, che ricorda la scena nel deserto de Il buono, il brutto e il cattivo, o ancora l’alternanza leoniana di campi lunghi e primissimi piani.

Notevole è la filosofia sia esplicita che implicita del paratesto tarantiniano: un ribaltamento totale della figura femminile, che non viene più rappresentata da un punto di vista orientale come il sesso debole e sottomesso, ma diventa uno spirito furioso, iracondo e vendicativo. Questa presenza femminile viene impersonificata da Beatrix Kiddo (Uma Thruman), spietata assassina in cerca di vendetta dopo aver subito un grande torto. Uma, con il suo sguardo freddo e penetrante, rappresenta un’emancipazione femminile senza precedenti, mostrando il lato aggressivo nascosto del gentil sesso.

Lo spettatore che assiste al combattimento tra Beatrix Kiddo e O-Ren nella scena finale del volume 1 non rimane affascinato e sedotto dalla figura femminile, ma si sente intimorito e l’invadente “sguardo maschile” (secondo gli studi della critica femminista Laura Mulvey) viene ribaltato. La donna non è più l’oggetto passivo del piacere dell’osservatore, ma diventa il soggetto attivo delle proprie azioni e acquisisce un’anima: Beatrix è anche madre, si preoccupa di preservare l’innocenza infantile (Beatrix si rifiuta di uccidere Vernita Green davanti alla figlia) e dimostra una certa superiorità morale agli altri personaggi.

Se Kill Bill viene oggi considerato un capolavoro senza precedenti, è anche merito di Uma Thurman, che con le dovute differenze può essere vista come la moderna versione al femminile di Clint Eastwood.

Filippo Fante