Voto

8
 

Who dat boy? Tyler, ventiseienne losangelino, non è circoscrivibile alla sola definizione di rapper: oltre che musicista, produttore discografico, boss del collettivo musicale OFWGKTA (del quale fanno parte nomi del calibro di Frank Ocean ed Earl Sweatshirt), Tyler ha giocato un ruolo incisivo anche nel mondo dello streetwear. Vale la pena menzionare la collezione con Vans, immediatamente sold out, quella in uscita con Converse e la sua linea d’abbigliamento Golf.

Se ci si focalizza sul Tyler rapper si pensa subito alle sue liriche arrabbiate e ai toni cupi dei beat. O meglio, così era stato nei suoi precedenti quattro lavori. Ma Flower Boy, già dal titolo, suggerisce un mood totalmente sovversivo rispetto a quello del solito Tyler. Un sottofondo solare, suonato e con rimandi a generi che superano i confini dell’hip-hop (r&b, elettronica quasi pop e qualche nota funkeggiante; interamente prodotto da Tyler) accompagna testi profondi in cui il rapper si apre all’ascoltatore e si confida sulle proprie esperienze d’amore (See You Again), lasciando quasi trasparire un outing (Garden Shed; lui che da sempre additava i “faggots”).

Forse allora il morale della favola non è quello di combattere il sistema con la rabbia, ma con l’originalità e lo stile: “Nobody gon’ make a peep ‘cause everyone wants some wool / Since everyone is a sheep, not everyone here is cool” (Pothole).

Anna Laura Tiberini