Voto

6.5

Indie popelettropop o, meglio ancora, schizoid-pop: è questo l’ambito in cui collocare i Twenty One Pilots e il loro stile continuamente cangiante, schizofrenico. Trench è letteralmente un album di trincea, zona franca in cui il duo di Columbus può abbandonare gli ideali vitalistici delle loro passate produzioni per concentrarsi su riflessioni complesse e dai toni malinconici.

Diversi i generi che si alternano nel disco. Dall’alternative-rock di Jumpsuit, ouverture energica che porta con sé il peso delle vicissitudini passate, si salta direttamente al rap di Levitate, nella quale il flow deciso di Tyler Joseph si unisce a Clancy – il personaggio inventato su cui ruota tutto lo storytelling dei brani – per criticare una società pregna di disagio e sempre più malata.

Lo stesso messaggio viene espresso in brani come Neon Gravestones e The Hype, le cui melliflue ritmiche pop tracciano una netta linea di separazione con l’alternative-rock dei lavori precedenti del duo, mostrando la ricerca di una nuova identità musicale. Forse quella definitiva.

Sabino Forte

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