Voto

4.5

Ampiamente pubblicizzata dalla notizia dell’estromissione di Kevin Spacey dalla lavorazione del film a riprese già ultimate per via dello scandalo sessuale che l’ha visto coinvolto, l’ultima fatica di Ridley Scott riesce malgrado ciò ad approdare in sala in tempo per la corsa agli Oscar.

Le primissime sequenze del film bastano per far pensare che la suddetta corsa si riveli molto breve. La genesi del patrimonio di John Paul Getty è restituita allo spettatore da una serie di flashback dalle tinte esotiche, resi irreali e favolistici dalla fotografia satura e pacchiana e accompagnati da una goffa voice over, presto (fortunatamente) abbandonata.

Non appena la narrazione raggiunge l’evento portante del film – la storia vera del sequestro di John Paul Getty III avvenuto a Roma nel 1973 –, il quadro pare migliorare: le immagini riacquistano tinte naturalistiche, la costruzione drammatica procede solida ricordando allo spettatore che è pur sempre di Ridley Scott la mano registica e Michelle Williams dà prova dell’ennesima brillante interpretazione. Ciò nonostante, nulla interviene a caratterizzare la trasposizione del sanguinoso fatto di cronaca, che scorre piatto e senza personalità.

Ormai tristemente abituati alla rappresentazione dell’Italia (e degli italiani) veicolata dalle produzioni estere, nulla potrebbe più sorprendere gli spettatori italiani, ma il grossolano ritratto di ‘Ndrangheta, Brigate Rosse, non meglio specificati “comunisti” e – ovviamente – la polizia di stato è noioso e seccante.

 
Giorgia Maestri