Voto

6.5

La regista Justine Triet propone una versione inedita dell’archetipo di donna emancipata: l’avvocato Victoria Spick (Virginie Efira), divorziata e reduce da una vita sentimentale caotica, soffre di calo del desiderio ed è in procinto di affrontare una crisi esistenziale. In balia delle sue stesse contraddizioni, Victoria passa dall’approccio rigido e scientifico del suo dell’analista (poco stimato da lei) alla bizzarria di una cartomante, dall’astinenza sessuale a focosi incontri occasionali.

L’altalena comportamentale della protagonista si scontra con la piatta quotidianità dell’ex marito, dall’amico accusato di molestia sino a Sam (Vincent Lacoste), un uomo accondiscendente verso Victoria e che, seppur nell’ombra, giocherà un ruolo terapeutico per lei. Questa commedia sofisticata descrive una realtà talmente verosimile, quella della vita di Victoria, da risultare surreale, e lo spettatore non può fare a meno di identificarsi con lei. Seppur vengano ricalcati i cliché della tipica donna forte ormai rodata sul grande schermo, Triet ne rivela la fragilità attraverso una satira delle relazioni umane e della sessualità, riflettendo di conseguenza sul concetto di femminilità, grazie anche alla convincente performance dell’attrice protagonista.

Le nevrosi altoborghesi dei personaggi rendono inevitabile il parallelismo con le commedie oltreoceano, che a differenza della pellicola francese si soffermano sullo scontro tra universo femminile e maschile, risultando o drammatiche o grottesche. Tutti gli uomini di Victoria fa invece un passo avanti verso la riflessione sul pensiero misogino che deforma molti comportamenti femminili attraverso una lettura vittimista. Tuttavia, la lucida analisi e l’introspezione psicologica della sceneggiatura, capace di legittimare l’intricato universo rosa, sul finale deraglia verso prevedibili luoghi comuni, lasciando a metà il ragionamento.

Daniela Addea