1. Original motion picture

Il fiore all’occhiello di questa stagione, come anche della precedente. T Bone Burnett confeziona una colonna sonora riuscendo a rendere più intense scene che, senza un sottofondo musicale del genere, trasmetterebbero la metà delle sensazioni. Da Nevermind – la bellissima sigla di Leonard Cohen – a Nick Cave & Warren Ellis. E non dimentichiamo Lera Lynn, la giovane cantautrice americana che regala alcuni brani destinati a rimanere nel cuore di tutti gli appassionati di True Detective.

2. Interpreti

Il sempre unto Colin Farrell se la cava egregiamente nei panni di un corrotto e impulsivamente violento detective, affiancato dalla mascolina Rachel McAdams che riesce benissimo a farsi odiare nel ruolo della frigida poliziotta. Il trio di sbirri è completato dal tormentato e altrettanto bravo Taylor Kitsch. Sull’altro fronte (più o meno) la monolitica coppia Kelly Reilly-Vince Vaughn, entrambi eccezionali nelle loro performance di donna solo in apparenza “bella statuina” e di gangster buono.

3. Les Misérables

L’intera sceneggiatura di Nic Pizzolatto si regge sui personaggi. Attraverso un’introspezione psicologica curatissima nella profondità e nelle sfaccettature costruisce personaggi realisticamente contraddittori e complessi. Grazie a questo stacco netto dalle maschere tipiche del thriller noir, è impossibile non identificarsi nei protagonisti, scegliendo il proprio preferito. Ed è come se i personaggi ruotassero lentamente con il procedere delle puntate (un po’ meno della narrazione), permettendoci di scoprire con la giusta progressione i loro innumerevoli lati. Ciò che lega i protagonisti è il passato, un passato indimenticabile, che con la sua vitalità ancora energica li controlla come fossero marionette. Anime costrette a vivere una perenne e oscillante tensione tra un passato crudelmente nero e un futuro non-visibile, inghiottito da ciò che è ormai già stato.

4. Ogni dettaglio

Esperto del genere e di fiction in generale, Nic Pizzolatto diventa vittima di questo suo stesso bagaglio culturale finendo per incartarsi. Intrecci, monologhi e passaggi troppo lenti e al contempo troppo complessi nonché inutili rendono la sceneggiatura, già di poco impatto spettacolare per la scelta della centralità dei personaggi, estremamente pesante. 

5. “We deserve a better world”

Due i problemi principali: la sceneggiatura troppo densa e la regia in mano a registi diversi. Il risultato è una sorta di satura lanx confusionaria e dispersiva, un insieme di frammenti inseriti in un progetto unificante troppo debole per reggere un’intera stagione. L’obiettivo di allargare il pubblico di True Detective – ma ce n’era bisogno? – è stato decisamente mancato.

Christopher Lobraico e Benedetta Pini

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