Il Troy’s Team Action, capitanato dall’australiano Troy, è una squadra di stuntman appassionati di arti marziali che ha partecipato con la propria web serie The Challenger al Los Angeles Cine Fest. Abbiamo quindi contattato Troy e ci siamo fatti raccontare quale sia la sua visione del mondo delle arti marziali e del cinema in Cina. Per leggere la recensione completa in lingua originale clicca qui.

Puoi descriverci brevemente chi sei e il tuo progetto?
Sono ciò che sono, ma prima di tutto e sopra ogni cosa mi definisco un amante della mia vita e delle arti marziali. Volevo condividere questi insegnamenti con un pubblico che fosse il più vasto possibile, così ho deciso di trasferirmi in Cina al fine di trovare una qualità di insegnamento migliore in materia e diffondere la mia filosofia e la mia passione per la cultura cinese al mondo attraverso il cinema. Questo è il mio sogno e il cammino che sto percorrendo, il viaggio senza fine. La nostra serie, The Challenger, vanta una storia interessante, e i retroscena spesso sono più interessanti del contenuto stesso. La nostra è una serie pre-concept, ovvero formata da un unico contenuto che viene utilizzato come materiale promozionale da mostrare ai potenziali investitori nella speranza che questi finanzino in futuro i nostri progetti di più largo respiro. Siamo stati recentemente selezionati e dovremmo iniziare le negoziazioni per la produzione di una serie online che avrà una distribuzione in Cina e, potenzialmente, in tutto il mondo.

troys team

Parlando di cinema cinese, quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Onestamente, il cinema moderno non mi interessa così tanto come quello dei tempi passati. Ciò che è uscito da Hong Kong negli anni ‘80 è stato davvero ottimo, come i film gangster di John Woo e Chow Yun. Film prettamente cinesi come Hero, La foresta dei pugnali volanti e La tigre e il drangone, per me, sono pura poesia e rimarranno sempre nel mio cuore. Sono anche un grande fan di Stephen Chow. Amo The shaolin temple di Jet Li e la maggior parte dei suoi film, specialmente la serie sul maestro Wong Fei Hug Once upon a time in China. Donnie Yen è il mio eroe, le sue interpretazioni e i suoi film sono i migliori. Infine, non si può dimenticare il lavoro di Jackie Chan, di Sammo Hung e di Yuen Biao. Semplicemente, c’è davvero tantissimo materiale.

Come membro fondatore di un team compost in prima istanza da non cinesi, quali sono state le difficolta maggiori alle quali hai dovuto far fronte?
Il problema più grande è stato incontrare persone non disposte a spendere del tempo per questo progetto quando era agli inizi. Attualmente, tuttavia, ho incontrato molti stuntman cinesi e numerosi professionisti nel settore della produzione desiderosi di unirsi al Troys Team. Per rispondere alla domanda, la più grande difficoltà non riguarda l’essere in Cina o il lavorare con persone cinesi: la più grande difficoltà da affrontare sta nella mancanza di soldi, tempo e aiuto da parte di quelle persone che reputeresti amici.

Spesso il pubblico occidentale tende a semplificare il cinema cinese etichettandolo semplicemente come “cinema di arti marziali”. Tuttavia, anche fuori da questo genere, la Cina si è contraddistinta per lavori di estrema qualità (basti pensare a nomi come Wang Xiaoshuai, Chen Kaige e Xie Jin). Considerando che oggi sono davvero pochissimi i giovani cinesi che praticano arti marziali, non pensi che il cinema che si incentra su quell’aspetto non faccia nient’altro che trasmettere un’immagine stereotipata della China al pubblico occidentale?
Sono completamente d’accordo. Infatti, i film che ricevono l’attenzione globale e vengono distribuiti all’estero sono quelli di arti marziali. Qualcuno potrebbe citare film cinesi conosciuti a livello globale che non abbiano come tema principale il combattimento? Con la crescita della Cina la realtà è che il pubblico cinese non ha più interesse nelle arti marziali. Erano qualcosa di nuovo per le generazioni passate, ma per i giovani cinesi di oggi le arti marziali appartengono al passato. Ciò che va di più oggi in Cina sono drammi e storie in cui il pubblico riesce facilmente a riconoscersi. Dall’altro lato, però, l’occidente sta puntando molto sui film d’azione e di supereroi basati sui fumetti. La verità è che l’industria cinematografica in Cina attualmente è un casino, è il “Wild Wild East”.

Andrea Mauri

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