Voto

8

Quasi tutti i brani di Triplicate, selezionati con cura da Dylan sono stati cantati almeno una volta da Frank Sinatra, principale filo conduttore che lega l’ultimo disco del musicista del Minnesota ai due precedenti, Fallen Angels e Shadows in the Night, andando a comporre Triplicate.

Bob Dylan torna in scena con una tracklist di trenta brani con cui rilegge e reinterpreta una parte vitale della cultura musicale americana, richiamando i nomi di Harold Arlen, Guy Wood, Charles Strouse, Lee Adams, Ted Koehler, Cy Coleman e Mitchell Parish, per citare solo alcuni artisti che hanno fatto la storia prima di lui.

Gli arrangiamenti di Triplicate sono essenziali e puliti, così da risvegliare in modo originale l’energia dei brani primigeni senza tradirli con ornamenti superflui. La voce di Dylan colora di malinconia le melodie orchestrali e il suo naturale cambiamento, dovuto alla rispettabile età raggiunta, appare come un affascinante strumento che trasporta nel presente e collega fra loro interi pezzi di tradizione. Nonostante la luce vintage dei dischi, la nostalgia non è il tratto fondamentale di Triplicate, né costituisce l’emozione centrale che Dylan intende trasmettere: a prevalere è la sensazione di un “sentimental journey” elegante e scarno. I pezzi selezionati sono infatti diretti, chiari e intrisi di quotidianità: “These songs are meant for the man on the street, the common man, the everyday person”, dichiara lo stesso Dylan in un’intervista pubblicata sul suo sito ufficiale.

Valeria Bruzzi

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