Se agli Oscar il cinema italiano non è stato minimamente considerato, al 68° Festival di Cannes torna alla ribalta con una raffinata tripletta: Mia Madre di Nanni Moretti, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone e Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino. Nella sezione “Un Certain Regard” troviamo un altro italiano: Roberto Minervini con il documentario Louisiana -The Other Side. Raggiungendo così un totale di quattro.
Per ora nelle sale italiane è stato proiettato solo Mia Madre; Il racconto dei racconti arriverà giovedì 14 maggio 2015 e Youth – La giovinezza giovedì 21 maggio 2015.

Per celebrare i 120 anni dalla nascita dell’arte cinematografica inaugurata dai Fratelli Lumiére, la poltrona della presidenza della giuria del Festival di Cannes si sdoppierà: saranno i Fratelli Joel e Ethan Coen ad assegnare l’ambita Palma d’Oro.

Inutile negare che si tratti di un momento emozionante per tutti gli affezionati del cinema italiano – stupidamente rimasti in pochi – e anche per chi si è improvvisamente scoperto tale dopo gli Oscar 2014, ma anche e soprattutto per la Storia del nostro cinema, che non riceveva un’attenzione di così grande portata dal 1994, anno in cui al Festival di Cannes erano presenti ben quattro italiani: Caro Diario di Moretti – vincitore per la regia -, Le buttane di Aurelio Grimaldi, Una pura formalità di Giuseppe Tornatore e Barnabo delle montagne di Mario Brenta. Nelle edizioni successive si erano alternati in concorso vari registi italiani, senza mai raggiungere, però, un numero così elevato.
A suggellare l’importanza di questo momento c’è stata anche la rassegna stampa, la prima di tipo “corale” in tutta la storia del cinema italiano; i tre registi hanno infatti dichiarato, insieme: “Siamo felici e orgogliosi di rappresentare l’Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes. Siamo consapevoli che è una grande occasione per noi e per tutto il cinema italiano. I nostri film, ognuno a suo modo, cercano di avere uno sguardo personale sulla realtà e sul cinema; ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere uno stimolo per tanti altri registi italiani che cercano strade meno ovvie e convenzionali”.

Il film nel film di Nanni Moretti affronta proprio il problema fondamentale dell’Italia contemporanea: il mondo del lavoro, con tutte le difficoltà annesse; ammettendo – attraverso il suo alter ego Margherita Buy – che “non ci capisce più niente”. Analisi condita con quel pizzico di ironia tipicamente morettiana che riesce a strapparci un sorriso tra le lacrime. Mia Madre è l’unica delle tre pellicole made in Italy: cast italiano, ambientazione italiana, sceneggiatura in italiano, produzione italiana (Rai Cinema). 

E, invece, proprio il regista napoletano che aveva tenuto un discorso agli Oscar in un perfetto italiano maccheronico decide di girare un film “inglese” – per la seconda volta dopo This Must Be the Place del 2011 -, scelta condivisa anche dal suo collega romano. Furbata commerciale? Il delegato generale Thierry Fremaux e il presidente del Festival Pierre Lescure lo negano con decisione – anche un po’ risentiti: “L’inglese è l’esperanto, ormai è un linguaggio mondiale, non è legato per forza a un solo Paese. E poi sono film in inglese con attori inglesi e logica drammatica legata a personaggi internazionali, come nel film di Paolo Sorrentino. Sorrentino e Garrone non fanno questo per piacere al mercato anglosassone. La coerenza è nel progetto artistico”. Ci fidiamo? Beh, girare un film in lingua inglese sicuramente non guasta alle tasche dei due registi e, perché no, neanche al cinema italiano, che potrà uscire molto più facilmente dai confini nostrani.

Senza indugiare troppo su questa scelta, procediamo con ordine, per quel poco che possiamo intuire avendo a disposizione solo i trailer.

Il racconto dei racconti è un libero adattamento cinematografico di una selezione di tre episodi appartenenti alla raccolta di novelle – dai forti toni fiabeschi e popolari – Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile (Napoli, 1634-1636): La regina, La pulce e Le due vecchie. Oltre a costumi e ambientazioni fantasy di straordinario fascino, ciò che colpisce immediatamente dal trailer è il cast, composto da una serie di attori di calibro internazionale quali Selma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, Alba Rohrwacher, John C. Reilly e Stacy Martin. Garrone riuscirà a usare il fantasy per veicolare il dramma a tinte crudeli tipico della sua filmografia? Date le premesse, dire che ci aspettiamo molto è dire poco, anche pensando al paragone inevitabile con la famosissima serie tv Il trono di spade.

Youth – La giovinezza reggerà, invece, il confronto con il meraviglioso La Grande Bellezza (snobbato, però, allo scorso Festival di Cannes)? Già teaser e trailer con la riconoscibilissima impronta del direttore della fotografia Luca Bigazzi promettono bene. E anche qui troviamo un grande cast: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Jane Fonda e Paul Dano. Il film, girato tra Svizzera (Davos), Italia (Roma e Venezia) e Inghilterra (Londra), racconta di due amici, il compositore Fred e il regista Mick, che si trovano in vacanza al Schatzalp Hotel di Davos, sulle Alpi – lo stesso citato in La montagna incantata di Thomas Mann, che potrebbe portare a interessanti virtuosismi magico-filosofici. Il tema principale, tipico sorrentiniano, è il tempo: Fred e Mick, giunti sulla soglia degli ottant’anni anni, osservano i loro figli, giovani, e riflettono sull’esistenza, sia individuale che in senso lato; emblematico a tal proposito è proprio il teaser, che alterna immagini di pace senile e di entusiasmo giovanile, accompagnato dalla suggestiva Just (After Song Of Songs) di David Lang.

Ora non ci resta che aspettare di vedere i due film che ancora ci mancano, per poi assistere al Festival tifando il tricolore.

Benedetta Pini