Voto

4.5

Roar Uthaug stravolge e rifonda completamente la figura di Lara Croft: impersonata da Alicia Vikander, l’eroina è una ragazza fragile ma caparbia, con una connaturata spinta verso l’avventura che la porterà al largo del Giappone alla ricerca del padre scomparso (Dominic West). Lara salta, corre e spara, ma soprattutto soffre e cerca di resistere alle più grandi difficoltà immaginabili che metteranno i bastoni tra le ruote al suo coraggioso percorso di maturazione. Alla figura da intrigante femme fatale della Lara del passato, forte e spregiudicata, si sostituisce quella di una fragile ragazza alla ricerca di un’identità.

A una prima parte ben strutturata, per quanto eccessivamente lineare, sussegue una seconda carente di idee e ambizioni, che cerca invano di sorprendere lo spettatore. Un’idea interessante è quella di immergere lo spettatore in alcuni scenari direttamente mutuati dai videogame di cui il film è figlio, con enigmi da risolvere e inseguimenti che stimolano a volerli controllare con un joystick in mano. L’ibridazione di cinema e videogioco rende l’atmosfera del film meno seriosa, eppure consapevole della ricchezza delle possibili esperienze incarnate che il mondo del gaming può aprire al pubblico cinematografico. Interessante anche la scelta di una colonna sonora che oscilla sapientemente tra parti etnico-tribali, per le scene concitate, e brevi spezzoni di elettronica/dubstep, calzanti nelle scene cittadine, moderne e specchio della Lara giovane e spensierata.

Un film che oscilla tra realismo e gioco, tra scene al limite del credibile (come il genere impone) e momenti di maggiore verosimiglianza (si pensi al rapporto padre figlia o alle scelte di Lara sul proprio futuro), regalando un’esperienza godibile di un film che in sé resta un lavoro piatto e trascurabile.

Federico Squillacioti

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