Voto

7.5

Un professore che passa le giornate sul divano ad ascoltare la voce dell’universo. Una ragazza che organizza matrimoni a tema per turisti a caccia di extraterrestri. Un bambino che tra gli alieni cerca il padre che non c’è più. Un’adolescente che, ormai priva di punti di riferimento, sogna di perdersi fra le luci di Las Vegas. Sono questi i protagonisti dell’insolito film di fantascienza Tito e gli alieni, presentato da Paola Randi al 35° Torino Film Festival.

Il lavoro del direttore della fotografia Roberto Forza si concentra sui personaggi, che presenta studiandoli: li capovolge, li osserva dall’alto e sottosopra. Di notte, invece, le inquadrature si fanno pulsanti, percorse da lampi di luce improvvisi, e sembrano voler mantenere lo spettatore sempre all’erta, in attesa di un segnale che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Un cielo immenso brilla in modo surreale sullo sconfinato deserto del Nevada, nelle vicinanze della leggendaria Area 51, sovrastando i piccoli umani che cercano instancabilmente ciò che hanno perduto. Di che cosa vive la nostalgia? Fino a che punto è accettabile ingannarsi coi ricordi? Sono queste domande a ispirare la regista, che dà voce a personaggi smarriti, confusi, ma ancora capaci di essere felici.

Il Professore (Valerio Mastandrea), dovrebbe lavorare a un progetto per il governo, ma si ritrova in un momento di stasi che dura ormai da sei anni, da quando ha perso la moglie. È da quel giorno che la sua vita si è fermata, e ha preso la forma di una disperata quanto apatica attesa di un segnale dallo spazio. Se i ricordi sono una condanna per il Professore, sono invece la salvezza per il nipote, il piccolo Tito (Luca Esposito), convinto di poter parlare attraverso una fotografia col padre venuto a mancare da poco. Prendersi cura di lui e della sorella Anita (Chiara Stella Riccio), piombati improvvisamente nella vita del Professore, ridanno la vita al protagonista, che ritrova le sue aspirazioni e scopre persino di poter avere nuovi sogni.

Se da un lato Randi riattualizza la lezione dei grandi classici fantascientifici per costruire con sapienza la suspense dell’attesa di un segnale extraterrestre, cede a un banale sentimentalismo nel finale, chiudendo in modo netto un film che avrebbe potuto lasciare invece molto più spazio a una sognante immaginazione. Tito e gli alieni è un’incantevole favola condita con la giusta dose di comicità all’italiana, è un film che riesce a parlare del dolore più grande – la perdita di una persona amata – senza pesantezza e strappando inevitabilmente qualche lacrima in virtù di una drammaturgia di infinita tenerezza.

Clara Sutton

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