Voto

6

I capitoli cinematografici dedicati al dio Asgardiano sono da sempre il punto debole dei Marvel Studios, motivo per cui Kevin Feige e co. hanno deciso di puntare sull’asso nella manica della casa delle idee per ravvivare la saga di Thor: la spensieratezza.

Il cinecomics di Taika Waititi, regista neozelandese che con What We Do in the Shadows (2014) aveva dimostrato una certa dimestichezza con la commedia in tutte le sue sfumature, ha tutte le carte in regola per non sfigurare nella continuity in cui è inserito: effetti speciali virtuosi (ma molto pacchiani), un cast di stelle (Chris Hemsworth, Tom Hiddleston e Cate Blanchett), stile revival ’80s ed effetto “solletico”, qui portato all’esasperazione tanto da far presupporre che Thor: Ragnarok possa essere una parodia.

L’intento di realizzare un prodotto godereccio, ma non per questo pedestre, è ammirevole tanto quanto lo sono le citazioni a Planet Hulk, saga a fumetti di dieci anni fa. Sorge però spontaneo chiedersi fino a quando una formula così disneyana possa funzionare senza lasciare un fastidiosissimo retrogusto di già visto nello spettatore. Almeno per il momento, però, i cinecomics Marvel si confermano una forma d’intrattenimento cinematografico qualitativamente pregevole.

Christopher Lobraico

Potrebbero interessarti: