Voto

7

Stilare classifiche è garanzia di coinvolgimenti. E lo sanno bene i Thirty Seconds to Mars: le dieci versioni della copertina del loro ultimo lavoro, America (uscito ad aprile 2018 per Interscope Records), uniscono a brillanti colori fluo elenchi che spaziano dai 6 nomi americani più comuni, alle 6 posizioni sessuali più popolari. Provocatorie e stuzzicanti, alla lunga forse un po’ stancanti, queste classifiche non mancano mai l’obiettivo della band statunitense: far parlare di sé. Peccato però che, già dopo il secondo ascolto, sia un’altra la classifica a nascere spontanea: quella delle parole più ripetute. Sul podio si affermano Love, Dreams e Night come nei migliori film della Disney; specchio della reiterata scelta tematica.

Un titolo, America, impegnativo. Soprattutto in un periodo come questo, e ancora di più per chi lo vive ogni giorno. Dalle questioni politiche ormai note alla violenza perpetrata con crescente nonchalance, l’argomento era complesso e Jared Leto, che si è occupato di gran parte dei testi, ha voluto condensare nel lavoro tutta la frustrazione accumulata della band, senza però riuscire appieno nell’intentoTuttavia, l’entusiasmo di Leto e Co. si concretizza in cori di ribellione e protesta (Walk on Water, singolo di lancio, o Dangerous Night), ed è facile immaginare la presa grintosa che esercitano sull’animo di chi ascolta.

L’assenza misteriosa del chitarrista Tomo Miličević per l’intero Monolith Tour non ha scalfito l’eterogeneità e la complessità dello stile del gruppo: fresche ed elettriche sonorità synth-pop (Rescue Me) accompagnano senza paura cadenze sincopate, quasi trap (One Track Mind ft. A$AP Rocky). E non mancano momenti in cui è possibile bearsi della voce angelica (e non solo del suo viso, come ci ha ricordato in Fight Club) di Jared Leto, che in un duetto con un’altra ugola unica, Halsey, in Love Is Madness tocca le corde più strazianti del disco.

Un album variegato, senza infamia e senza lode, in cui anche i pezzi più deboli vengono controbilanciati da altri dal classico stile emo dei primi anni 2000. Ed è proprio questa la principale debolezza del disco: un buon lavoro che, però, non suona attuale.

Asja Castelli