1.  Un Papa ammiccante

Altezzoso e dal sorriso sprezzante, Lenny Belardo cammina lungo la linea della storia della Chiesa guardando avanti a mento alto, guidato da una stella cometa che diventa un meteorite: non è solo Papa Pio XIII, Lenny Belardo è un giovane Santo, è il tramite diretto tra l’uomo e Dio, è il futuro della Chiesa che spazza via Papa Wojtila (nella scultura di Cattelan), rappresentazione di un passato ormai vecchio. Il volto di Jude Law, illuminato solo per metà, ribadisce la doppia natura di questa figura misteriosa, all’esterno raffinato e sprezzante, ma vulnerabile e preda di intime debolezze. Pio XIII sorge dalle tenebre sulle note di All Along the Watchtower di Bob Dylan nella versione dei Devlin, accompagnato da scritte al neon che rimandano a Gaspar Noè, Nicolas W. Refn e Paul Thomas Anderson, infondendo alla serie una carica raffinatamente pop fin dai primissimi istanti.

2. Una rockstar in Vaticano

Lenny Belardo impersona tutto quello che Paolo Sorrentino ha mostrato nei suoi lavori: un’estetica sofisticata e dandy, ma che sa essere squisitamente pop. Contraddittorio come Kanye West ed enigmatico come i Daft Punk, il Papa di Sorrentino è una figura magnetica, dal carisma irresistibile capace di far scattare sentimenti contrastanti nello spettatore, tra l’ammirazione reverenziale e una timorosa indisposizione. La geniale creatività di Sorrentino, coadiuvato da un team di esperti di teologia e storia della Chiesa, ha partorito il Papa che nessuno si aspettava, ma che non sarebbe potuto essere diverso. Sorrentino ha creato Pio XIII, e una volta presa forma ci ha fatto aprire gli occhi: sullo schermo volevamo vedere proprio quel Papa, il suo Pio XIII.

3. Siamo solo esseri umani

Con la scioltezza di Maradona, Paolo Sorrentino schiva tutti i rischi che si annidavano nella scrittura di una serie tv incentrata su un Papa, per di più creato ex novo. Non bastava superare l’ostacolo del personaggio principale, quello era solo il primo: la questione più spinosa riguardava la rappresentazione della Chiesa in tutte le sue diramazioni e spinosità. Ma Sorrentino ne esce vittorioso. Liberatosi da pregiudizi e visioni manichee, le figure ecclesiastiche di Sorrentino sono deboli, insicure e incoerenti, prima ancora di essere avide ed egoiste, caritatevoli e generose. Sono semplici esseri umani prima che arrivisti, politici, cardinali e missionari.

4. Niente da invidiare

Finanziato da Sky, Canal+ e HBO, una produzione come quella di The Young Pope regge per ritmo e intensità il confronto con serie acclamate in tutto il mondo come House of Cards, dimostrando che non sussiste una reale necessità di riciclare sceneggiature di fiction straniere. Investire su un prodotto di qualità e inconvenzionale non può che giovare al palinsesto televisivo, e The Young Pope tiene viva la speranza che la strada aperta da Sorrentino possa essere percorsa e portata avanti da altri progetti.

5. Come funziona la musica

Paolo Sorrentino è il David Byrne del cinema. Dopo aver riesumato A far l’amore comincia tu di Raffaella Carrà (remix di Bob Sinclair) in La grande bellezza ed essere riuscito a spaziare con splendidi risultati da Sia a Sun Kil Moon in Youth – La giovinezza, il regista partenopeo celebra l’ennesimo affascinante e controverso connubio tra sequenze e musica. Gioiellini indie come Armored Scarves dei 13 & God e I Remember di Saint Saviour, ma anche classici riscoperti come Io, Mammeta e tu di Modugno e, dulcis in fundo, l’ambigua Sexy And I Know It degli LFMAO si susseguono in un variegato e spiazzante lavoro d’insieme. Accostamenti geniali e frizzanti che sulla carta sembrerebbero stridere vengono resi da Sorrentino con un’eleganza tale da far rimanere attoniti gli spettatori.

Christopher Lobraico e Benedetta Pini