Voto

6
 

Lo scorso 3 aprile i The Wombats hanno fatto ballare tutti al Fabrique di Milano, ma esce in questi giorni il loro nuovissimo album: Glitterbug.

L’irriverente band di Liverpool era sparita dalla scena nel 2011 dopo il loro ultimo lavoro This Modern Glitch, che aveva riscontrato un certo successo. Negli ultimi mesi Matthew Murphy e i suoi amici, in attesa dell’uscita dell’album, hanno deciso di “sfornare” ben tre singoli per ingannare l’attesa.

I fan più accaniti non rimarranno delusi da Glitterbug, album in perfetto stile The Wombats ricco di synth, ritornelli facili da memorizzare e dal retrogusto elettro-punk. Tranquilli, non manca l’elemento che li caratterizza maggiormente: canzoni apparentemente felici e belle da ballare che, però, in realtà, trattano argomenti tristi o poco piacevoli.
Insomma, questo album ri-conferma l’indie-rock band come la portavoce delle sfighe adolescenziale e post-adolescenziali. Spicca Emoticons, che parla di come il ventunesimo secolo e l’avvento dei social pieni di emoticons abbiano cambiato il modo di relazionarsi, rendendo tutto di poca sostanza. Oppure Greek Tragedy e Give Me A Try di cui non puoi scordarti i ritornelli. Chi era presente al concerto saprà benissimo che This Is Not A Party probabilmente è il degno successore di Let’s Dance To Joy Division, e d’altronde, con un bassista come il norvegese Tord Øverland – simpatico e dall’esuberanza alla Blink 182 -, non si può che cantare e ballare.

La divertente band inglese probabilmente non ha sfornato un lavoro ricercato e originale, ma quel che è certo è che sanno benissimo come smuovere anche il più nerd del paese.

Arianna Puccio