Voto

6.5

Una telefonata in piena notte è sempre un tuffo al cuore. Se poi arriva dall’Europa, precisamente dalla Fondazione Nobel di Stoccolma, il cuore è facile che si fermi del tutto. A riceverla è Joe Castelman (un elegante Jonathan Pryce appena visto al cinema ne L’uomo che uccise Don Chisciotte), prolifico scrittore americano di origini ebree: è lui il nuovo Nobel per la letteratura.

La felicità lascia presto lo spazio a sentimenti più complessi, taciuti per decine di anni; sono quelli di sua moglie Joan (Glenn Close) che da sempre interpreta il ruolo della moglie dolce e devota. “Dietro un grande uomo si nasconde sempre una grande donna”, e in questo caso è proprio vero: i Castelman nascondono un segreto, un patto stipulato quando erano solo ragazzi. È questo il segreto del loro legame, resistente contro tutti e tutto, ma è anche una goccia cinese che nel tempo ha scavato una voragine nella perfezione del loro rapporto.

Il regista svedese Björn Runge mette in scena le varie facce della frustrazione: di un marito che cerca di colmare il suo scarso talento ingozzandosi di cibo e di donne, di una moglie che ha scelto di mettersi nell’ombra, di un figlio (Max Irons) che cerca l’approvazione dei genitori senza mai trovarla. In questa spaccatura famigliare si insinua il giornalista Nathaniel Bone (Christian Slater), a caccia di un succulento scoop per la sua biografia di Joe Castelman. A reggere l’intero film è Glenn Close, sul cui volto la regia insiste con primi e primissimi piani: un’interprete egregia di una pellicola che non è alla sua altezza e si adagia su una tensione che non riesce a raggiungere il proprio climax, rimanendo sotto tono anche nel culmine degli eventi.

Infine arriva la sera della premiazione. Joan, tolta la maschera impenetrabile della moglie perfetta, darà sfogo a tutto il suo risentimento, che è quello sempiterno del mancato riconoscimento. Il vero talento è lei. Lei è riuscita a descrivere parola dopo parola le idee nebulose del marito trasformandole in libri tradotti in tutto il mondo. E così si sfocia in un’annosa questione: l’autore di un’opera chi è? È chi ha le idee o chi le realizza? La deflagrazione è inevitabile. Come profeticamente afferma la stessa Joan “niente è più pericoloso di uno scrittore i cui sentimenti sono stati feriti”. 

Giorgia Sdei

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