Voto

6

1999, Seconda Guerra Cecena. Hadji ha nove anni, orfano e in fuga con il fratellino neonato in braccio, dopo aver assistito alla morte dei genitori per mano dei soldati russi, intraprenderà un viaggio lungo e disperato. Carole, funzionaria dell’Organizzazione Europea dei Diritti Umani, è un’instancabile combattente nella difesa della giustizia, in guerra contro l’omertà e la cecità dell’Europa. Rahissa, sorella maggiore di Hadji, è decisa a ritrovare a tutti i costi i suoi fratelli e ricomporre quel che resta della sua famiglia. Un giovane Russo di diciannove anni è costretto ad abbandonare la sua chitarra e a impugnare un mitra, arruolandosi nell’esercito per evitare il carcere.

Tante storie, tante voci, tanti volti: tutti tasselli di una stessa tragedia, come pezzi di un puzzle che pian piano la regia di Michel Hazanavicius assembla davanti agli occhi dello spettatore. Nessun effetto speciale, nessuna spettacolarizzazione della guerra, nessun ritratto eroico dei soldati al fronte, nessuna finzione: ce n’è stata fin troppa in passato.
Il regista tratta con estremo rispetto la vicenda e, messa da parte l’autorialità, dipinge abilmente un quadro cupo e struggente, senza timore di mostrare la guerra in tutti i suoi angoli, scavando sotto le macerie con freddo distacco e nella memoria della gente, mostrando una Cecenia devastata, in una Russia lobotomizzata, succube di un governo ferreo e brutale, padrone incontrastato della vita e delle menti del suo popolo.

L’esercito russo sottopone le reclute a forme di tortura fisica e psicologica, al fine di ottenere soldati bestiali e alienati, insensibili a qualsiasi forma di umanità. La Commissione dei Diritti Umani rimane impotente di fronte al disinteresse e alla viltà dell’Europa e del Mondo. Proprio dall’oscurità, dalle macerie e dalla morte, ecco ergersi in tutta la sua fierezza il Popolo Ceceno che, nonostante subisca ogni forma di crudeltà e violenza, è impossibile da piegare: in virtù dello spirito di fratellanza e cooperazione che lo anima è come una famiglia. La rassegnazione lascia il posto a sorrisi, musica e danze.

Il risultato è una pellicola documentaristica lacerante che catapulta lo spettatore in una realtà idealmente lontana, eppure geograficamente molto vicina, troppo vicina per non sentire su di sé il peso insostenibile della responsabilità e dell’ignominia: ci sentiamo chiamati in causa e, volenti o nolenti, ci troviamo a fare i conti con una scomoda verità.
The Search è una ricerca: dei propri fratelli da parte di una sorella; di giustizia e verità da parte di una paladina dei Diritti Umani; di sopravvivenza e di esistenza da parte di un bambino di nove anni, costretto a diventare grande in un istante; di salvezza da parte di una recluta Russa. Ricerca che diventa emblema del desiderio insito in ognuno di noi di vivere in un mondo migliore, in cui la salvaguardia dei diritti umani sia una priorità, in cui la verità non venga insabbiata, in cui il singolo lotti per la difesa della collettività, in cui ognuno desideri e riesca a pensare e agire autonomamente. Un film duro ed emozionante, forse un po’ acerbo dal punto di vista registico e delle interpretazioni attoriali, ma sicuramente un’importante testimonianza.

Isabella Di Ianni