Voto

7
 

Il mito western ha catturato e stimolato la fantasia del regista danese Kristian Levring per il suo ultimo film, The Salavation. Introducendo nell’intreccio tutti gli elementi tipici del genere, elabora un film dalla narrazione lineare, quasi scontata, che gli permette di inserirsi perfettamente nella trafila della tradizione del genere.

La piramide di vendetta elaborata da Levring si basa su un antefatto che viene svelato nelle battute iniziali del film: moglie e figlio dell’ex soldato danese Jon (interpretato da Mads Mikkelsen) ora colono nell’America di fine ottocento muoiono per mano di un bandito, inquadrato immediatamente da tutti gli elementi tipici del personaggio, quasi stereotipato. Questo fatto innesca la vicenda, che andrà a coinvolgere altri personaggi altrettanto canonici. Il desiderio di vendetta e di giustizia costituisce, quindi, l’esoscheletro del film.

Nonostante il procedere costante della vicenda, Levring inserisce alcuni elementi interessanti, dettagli che potrebbero essere considerati marginali, ma che creano dei sottili giochi anacronistici nell’intrecciarsi con alcune caratteristiche dei personaggi: il sindaco e becchino della città in un primo tempo appare integro, ma si rivela viscido e arrivista, speculatore e negligente, ridotto a ricoprire un ruolo in maniera puramente formale, senza autorevolezza né metodo nel gestire la piaga dei banditi che affligge i suoi concittadini; lo sceriffo-prete – immancabile figura tipica del western – stimato ma smidollato, incapace di difendere i suoi cittadini e di imporsi, quasi frenato dalla morale non violenta tipica degli uomini di chiesa, fa la figura del “mollaccione” perbenista, inadatto sia al suo contesto che alla sua figura. Questi atteggiamenti sono in netto contrasto con la risolutezza del protagonista, freddo giustiziere che non si ferma davanti a nulla, costretto a risolvere situazioni delle quali si sarebbero dovuti occupare i personaggi appena nominati. Jon si erge, infatti, sopra ogni altro personaggio lasciandosi alle spalle una serie incalcolabile di caduti, vittime necessarie al compimento della sua personalissima vendetta. 

The Salvation, a conti fatti, è un film che non si può considerare né brutto né mal interpretato: è coerente con il genere a cui appartiene, così come le prestazioni attoriali sono tutt’altro che pessime. Tuttavia, non toglie né aggiunge nulla a una tradizione, si limita a ricalcare dei modelli predefiniti e consolidati, “senza gloria e senza infamia”.

Andrea Passoni