Voto

7

A distanza di quasi sei anni dal loro ultimo lavoro, Invaders Must Die (2009), i The Prodigy, il pionieristico gruppo electro-rock inglese, sono usciti lo scorso 30 marzo con il nuovo album The Day Is My Enemy. “Questo album è totalmente organico, vivo. Pura energia violenta” ha dichiarato il tastierista Liam Howlett durante un’intervista rilasciata per la rivista inglese “Q”.

L’uscita dell’album – con una tracklist composta da quattordici brani – è stata preceduta il 12 gennaio 2015 dal singolo Nasty, e chi ha avuto modo di ascoltare il brano si sarà sicuramente fatto l’idea che i The Prodigy, nonostante i sei anni di silenzio, non sono per nulla arrugginiti. Nasty sembra la premessa perfetta per un album dal grande potenziale: energia, ritmo, e quella “sana” aggressività che contraddistinguono le migliori tracce di questo gruppo trovano in questo brano un’ottima alchimia. Le aspettative erano dunque alte, sia per la lunga assenza dalla scena internazionale, sia per la dichiarazione rilasciata dal già citato Liam Howlett che promette: “Sarà il migliore che ascolterete”

Ottime sono dunque le premesse affinchè gli appassionati del genere possano apprezzare la nuova fatica di coloro che negli anni novanta rivoluzionarono l’elettronica inglese. Il sapore della loro musica sembra non essersi disperso nel corso di questi sei anni di silenzio e, ora che The day is my enemy è a disposizione del pubblico nella sua interezza, tracce come Wall of death e Wild frontier non possono che confermare che l’attesa non è stata vana.
Anche a livello visivo, l’impronta psichedelica che ha sempre contraddistinto i loro video non è stata abbandonata. Anzi, l’aspetto grafico dell’album si rivela, come per i lavori passati, complementare alla musica, assecondandone il ritmo con sequenze di fotogrammi non convenzionali e di forte impatto.

Il rischio di uscire con un album a ben sei anni di distanza dall’ultimo era che ci si discostasse troppo e troppo bruscamente da quella che è stata la propria identità artistica. Ma con The day is my enemy i The Prodigy rivendicano fortemente la loro autonomia creativa e stilistica, non rinunciando e non sacrificando le loro posizioni in materia creativa. Anarchici e underground, energici e violenti al punto giusto i The Prodigy hanno saputo riconfermarsi brillantemente pur non adeguandosi a canoni ormai stantii e senza neanche rinnegare loro stessi e la loro musica.

Andrea Passoni