Voto

7
Nel giugno 1971, solo pochi mesi prima dell’insorgere del caso Watergate, un altro scandalo politico interviene a oscurare la presidenza Nixon e a gettare gravi ombre sulla condotta statunitense in materia di affari esteri: il trafugamento – quindi la pubblicazione prima sul “New York Times”, poi sul “Washington Post” –  dei Pentagon Papers, un’indagine perseguita dall’allora Segretario di Stato Robert MacNamara sul reale coinvolgimento degli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam.
 
Spielberg sceglie di ripercorrere le vicende legate alla pubblicazione dei documenti sul “Washington Post”, allora diretto da Katharine Graham, alla quale Maryl Streep dà corpo e anima – con un’interpretazione che sarebbe pleonastico lodare –, svelando i tentennamenti e le insicurezze di una donna che si muove in un mondo di uomini, minacciata dai fantasmi del padre e del marito, morto suicida.
 
I veri protagonisti del film, tuttavia, sono proprio i paper: trafugati, fotocopiati, maneggiati e trascritti. Un’inquisitrice camera a mano li pedina attraverso le scrivanie della redazione non appena sono consegnati anonimamente, e poi, di nuovo, quando il fascicolo è pronto per andare in stampa, indugiando in trepidanti long take. Lunghe carrellate avanzano sinuosamente nella redazione del “Post”, la stessa in cui si muoveva il Bob Woodward di Redford (Tutti gli uomini del presidente, Pakula, 1976), e nella tipografia, ritraendo un ambiente fervido e produttivo, che pare non sottrarsi, però, a un velo di nostalgica malinconia.
 

Un lieve rimpianto, forse, verso un’epoca in cui gli intellettuali ben pensanti di area liberal fumavano sigari con i Kennedy e la carta stampata aveva il potere di sconvolgere l’opinione pubblica e far tremare la politica. “I could never live something like this again” sospira Kay/Streep nel finale, ignara del minaccioso addensamento di nubi in atto sulla Casa Bianca e sul presidente Nixon, al quale neppure si dà volto, ritratto come un’ombra appena visibile attraverso le finestre dello Studio Ovale, nero spettro destinato alla sconfitta.

Giorgia Maestri

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