Voto

7.5

Un uomo siede al tavolo più nascosto di un locale e prende appunti sulle pagine di un’enorme agenda. Nel corso delle giornate, senza sosta, accoglie al desco persone di ogni età, offrendo una soluzione ai problemi più spigolosi. In cambio, però, viene loro chiesto qualcosa di inaccettabile.

Paolo Genovese, regista del premiatissimo Perfetti sconosciuti, torna dietro la macchina da presa con un progetto ambizioso e un cast spettacolare, cercando di inquadrare in un lungometraggio da centocinque minuti una sceneggiatura chiusa e asfittica, tutta raccolta all’interno del locale dove il protagonista ordisce la sua tela – in questo senso, la scelta del titolo è più che icastica. Il risultato è un film insolito, sconvolgente, che trova il proprio ritmo nel continuo affaccendarsi dei disperati clienti dell’uomo, le cui storie si annodano l’una con l’altra impedendo allo spettatore di riposare o sfogare la tensione, che via via cresce.

Tutto ruota attorno all’enigmatica figura dell’uomo con l’agenda, che si divide tra l’esporre con freddezza le immutabili sentenze del libro magico (topos di lunga data che viene dissotterrato e incistato in una dimensione moderna) e l’empatizzare coi suoi frequentatori, tutti diversissimi ma accomunati da una necessità pungente, ai quali non manca di ricordare il suo semplice ma necessario ruolo di mediatore e il fatto che sono tragicamente liberi di andarsene in qualsiasi momento. L’uomo cerca di mantenere il suo compito, “dare da mangiare ai mostri” – come dice lui stesso –, ma a trionfare è infine l’intreccio imprevedibile del Caso, che prende corpo tra le mille soluzioni possibili.

La regia riesce a sostenere la forza della sceneggiatura, pur non priva di piccole forzature e passaggi poco oliati. Un pressante gioco di primi e primissimi piani esalta le prove degli attori, dal laconico Mastandrea alle esplosioni di Giallini e Marchioni, senza dimenticare l’innocenza e la languidezza della Ferilli. A piombare in primo piano sono le più accorte increspature del volto, persino uno sguardo può cambiare del tutto l’andamento della pellicola. Un film coraggioso, inusuale, che rimane addosso allo spettatore; nel bene e nel male.

Ambrogio Arienti