Voto

8

Sette conoscenti, una casa, una festa che si trasforma in tragedia. The Party (in inglese “la festa” e allo stesso tempo “il partito”) è una black comedy dal ritmo sfiancante e dalle sfumature grottesche, un gioiellino di regia e sceneggiatura. Il canovaccio punta di base sul rovescio carnascialesco degli eventi narrati: quella che voleva essere la festicciola per la grande vittoria di Janet (Kristin Scott Thomas), neo ministro ombra del Partito Laburista, si trasforma in un incubo, complice la girandola di confessioni che interessano ogni personaggio.

Il ritmo narrativo è inizialmente rallentato da una serie di operazioni ripetute meccanicamente (Janet risponde alle chiamate di congratulazioni in cucina, il marito Bill non lascia tregua al suo grammofono e continua a cambiare canzone), che preparano il terreno all’ingresso degli ospiti. Da questo momento la storia esplode in un crescendo di confessioni e reazioni furenti tra vino, sguardi stralunati, schiaffi, pugni e urla. Gli attori (Cillian Murphy in testa, nel divertente ruolo di un agente di borsa scalmanato) sono straordinari ed esaltano il clima teatrale e farsesco del film, che si svolge tra lacrime e risate. L’epilogo è esplosivo e riprende il fotogramma di apertura: una Janet stravolta impugna una pistola e si prepara a fare fuoco sulla porta di casa, accogliendo così un misterioso ultimo ospite.

La commedia è immersa in un bianco e nero limpido, che sembra quasi voler isolare il microcosmo di The Party dal mondo reale. Eppure le battute degli amici/nemici intessono un complesso discorso di satira dei costumi, mescolando personaggi eterogenei (si pensi all’eccentrico Gottfried, compagno della nichilista April, oppure alla intellettuale ultrafemminista Martha, amica di lunga data di Bill), toccando argomenti di ogni genere e sgretolando ogni cliché sociale. La macchina non si inceppa e procede a gonfie vele, ingrassata dal raffinato humour che accompagna l’intera pellicola, e si accoppia sorprendentemente bene coi toni della recitazione, sempre fuori registro, altissimi, che portano dritto dritto a un epilogo divertente, imprevedibile, scontato, scioccante, imperdibile.

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