Voto

8.5

Ci sono gruppi che sono come meteore. E poi ci sono band come i The National, che non muoiono mai; anzi, più invecchiano più acquisiscono un’aura di saggezza, uno status di “maestri zen” della musica alternativa. Sleep Well Beast è diretto e di cuore. Prodotto dai fratelli Dessner e da Matt Berninger, il disco è stato anticipato da quattro singoli (The System Only Dreams in Total Darkness, Guilty Party, Carin at the Liquor Store, Day I Die) e da altrettanti video surreali, che ben accompagnano la vena leggermente più sperimentale che la band sembra aver intrapreso. Inoltre, in esclusiva per il “The New York Times”, i The National hanno messo a disposizione un innovativo cortometraggio backstage girato a 360°: Something Out of Nothing, che racconta la dimensione live e in studio della gestazione di Sleep Well Beast.

Il disco si apre con il leggero fade in di Nobody Else Will Be There, e si mantiene omogeneo per tutta la sua durata. Il sound è intenso e raggiunge picchi forse mai toccati dalla band: il pianoforte, i fraseggi di chitarra e un’incredibile seziona ritmica costruiscono canzoni che colpiscono lo spettatore direttamente al primo ascolto, quasi possedessero vita propria, sviluppandosi con naturalezza come un fiore che sboccia lentamente al sorgere del sole. Walk It Back e Born to Beg esprimono una leggera sperimentazione elettronica (data anche dal soggiorno berlinese dei fratelli Dessner prima della stesura dell’album) che valorizza e lucida il sound dei The National.

Turtleneck è il pezzo più roboante del disco, che libera le rabbie nascoste dei componenti del gruppo in un rock duro e coinvolgente. La seconda parte dell’album si avvale ancora di più di synth e drum machine, tappeto ideale per i passi vocali di Berninger, avvolgenti e dalle basse frequenze (I’ll Still Destroy, Guilty Party). Carin at the Liquor Store e Dark Side of the Gym riprendono le parti iniziali dell’album (più vicine ai primi The National), mentre la title track di chiusura, Sleep Well Beast, è maestosa nel fondere il beat elettronico e il songwriting tipico della band in una gemma rara.

I The National producono un diamante raro nel panorama musicale moderno, che trasuda intensità da ogni poro e verità dai testi di Matt Berninger, incentrati su un approccio forte alla vita, necessario per combattere l’asfissia quotidiana; trasuda la necessità della band di mettersi in gioco, in un processo catartico che rivela la profondità estremamente borderline nella musica odierna.

Federico Bacci

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