Voto

7

Pare che negli ultimi tempi i concept album siano tornati di moda: i fratelli D’Addario aka Lemon Twigs si mettono in fila, sommando alla formula vincente la carta del romanzo di formazione.

Metafora grottesca del lato animalesco insito in ogni essere umano, Go to School parla di una scimmietta adottata e ammaestrata che si cala per la prima volta nella società, o meglio nella sua riproduzione in scala: la scuola. Le dinamiche sociali che si trova ad affrontare sono ben note, come le tipiche categorie umane con cui si relaziona: il bullo, la reginetta della scuola e i professori/sentinelle di cui già i Pink Floyd ci raccontarono anni fa. La vena fortemente sarcastica dei due fratelli di Long Island – unita al beat pop alla Beach Boys presente in gran parte del disco – trasla il discorso su un piano riflessivo e introspettivo. All’apparenza forse scontate, le avventure della scimmietta Shane portano allora l’ascoltatore a ripensare certi meccanismi sociali, anche chi la scuola l’ha già finita da un pezzo.

Colpisce per la sua genialità The Bully: impersonati da un perfetto Biff di Ritorno al Futuro – ovvero il bullo per eccellenza –, machismo e istinti di prevaricazione vengono sezionati, analizzati e ribaltati, tanto da non capire più dove stia il bene e dove il male. Completa questo Tao metaforico The Fire, uno dei momenti più brillanti del disco, che rivela tutta la violenza frequente e orgogliosamente malcelata che striscia tra i banchi di scuola. Ottimo il songwriting, che si attesta su una scia anni ’70 come una mosca bianca nel panorama musicale odierno.

Una sfilata di ospitate costella quest’opera, concepita come un musical di Broadway: il batterista Jody Stephens, mamma e papà D’Addario e il polistrumentista e membro degli Utopia Todd Rundgren, nel ruolo del padre della scimmietta.

Ma quanto può avere senso parlare ancora una volta di tematiche ormai trite e ritrite? Forse sezionare certe dinamiche e farci tornare tutti a scuola per un po’, pronti ad apprendere come spugne, può avere la sua utilità anche oggi. Non è mai troppo tardi per reimparare a relazionarsi, e questo disco potrebbe essere l’occasione giusta.

Asja Castelli