Voto

6.5

Scritto, diretto e interpretato da Rupert Everett, The Happy Prince racconta la caduta verticale in cui incappò Oscar Wilde in seguito alla condanna a due anni di reclusione per sodomia. Nell’esilio parigino non c’è spazio per il glorioso passato del dandy amato dalla nobiltà, dell’arguto e brillante drammaturgo, del fine poeta: c’è solo l’illusione di una fuga a Napoli con l’amante Bosie (Colin Morgan). Ad accudire un declinante Wilde schiavo dei propri vizi vi sono i pochi amici ed estimatori, tra cui spiccano Reggie Turner (Colin Firth) e Edwin Thomas (Robbie Ross).

Il racconto segue una progressione analettica dal ritmo piuttosto confuso: un attempato e claudicante Wilde rivive episodi della propria vita dalla modesta camera in cui è confinato, vittima di un’otite che, malcurata, contribuirà alla sua fine. La regia non riesce a strutturare un percorso coerente e capace di seguire gli sbalzi del pensiero afflitto del poeta, imbroccando a volte delle transizioni virtuose ma non abbastanza da rendere organico il fluire del soggetto. Il nesso tra gli episodi vorrebbe infatti essere la favola del principe felice, ma riesce a legare solo alcune scene senza saldare l’intero metraggio. La scrittura, discreta, si diletta nel disseminare qua e là qualche fulminante aforisma, malgrado la produzione letteraria dell’autore irlandese non trovi gran spazio nello sceneggiato.

È insomma un prodotto inedito e curioso The Happy Prince, che permette di avere uno spaccato su un lato poco conosciuto del tardo Wilde, ma non riesce a problematizzare il rapporto tra l’uomo e la sua opera, un rapporto cruciale quando si parla dell’istrione per eccellenza, del dandy che morì tra dolori e povertà, su un giaciglio dimesso… e bevendo champagne ogni giorno.

Ambrogio Arienti