Voto

6

Presentato nei cinema poco più di un anno dopo il celebre La La Land di Damien Chazelle, The Gratest Showman ambisce al titolo di musical dell’anno.

Il biopic di Michael Gracey romanza alcuni anni della vita del circense P.T. Barnum, interpretato da un fascinoso Hugh Jackman. Figlio di un povero sarto condannato all’indigenza e alla sfortuna, Barnum parte alla volta della rivincita che lo attende dietro l’angolo, travolgendolo. La sicurezza di una tenera moglie, interpretata tiepidamente da Michelle Williams, e il fiuto per un investimento sopra le righe, come quello di mostrare le bizarrie del corpo umano e le stupefacenti qualità fisiche di atleti esotici, sono gli ingredienti perfetti per la ricetta del sogno americano, che unito all’acquisto di una lussuosa casa rende prevedibile lo sgretolarsi delle sue mura domestiche e professionali.

Ma se un musical che si rispetti deve far sognare senza l’amaro in bocca, P.T. Barnum fa un altro miracolo, e dopo il fallimento riconquista fin troppo facilmente tutto ciò che aveva perduto. La sua ammaliante joie de vivre e il suo spiccato intuito per gli affari fanno del protagonista un personaggio per nulla scontato e che difficilmente attira antipatie interpretative.

Oltre a un cast che nelle scelte coreografiche e canore funziona parecchio, la pellicola ammicca ai nati negli anni ’90, che non possono non sentirsi coccolati dalle sonorità pop composte da Benj Pasek e Justin Paul. Seppure la scenografia sia mirabolante a tal punto da sembrare favolistica, i colori puliti e sgargianti non stridono nella tavolozza fotografica. Evidente, tuttavia, è l’incoerenza tra l’articolato palcoscenico del musical, ricco di particolari, e il plot troppo sbrigativo e superficiale.

Agnese Lovecchio

 

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