Voto

6.5

Vjeko (Nebojsa Glogovac) è un docente liceale che vive in un lussuoso appartamento nel centro di Zagabria. Di giorno Vjeko si prende cura dell’anziano padre ormai in fin di vita, un ex ustascia che l’ha duramente educato agli ideali di estrema destra del movimento di Ante Pavelić, oppositore del Regno di Jugoslavia dominato dall’etnia serba. Di notte Vjeko si spoglia di sé, dei suoi vestiti distinti da professore, del suo bagaglio fascista, indossa eleganti abiti da donna, parrucca, trucco accurato ed esce.

Due vite in netto contrasto che lottano sul corpo di Vjeko; un corpo che diviene luogo del conflitto, emblema delle contraddizioni della Croazia contemporanea. Una nazione la cui Costituzione dichiara di voler garantire libertà e tolleranza per tutti, mentre al suo interno ribollono sotterranei risentimenti e timori verso il diverso, sempre sul punto di esplodere, di riversarsi con violenza verso il prossimo; che sia omosessuale, comunista o serbo. Rigurgiti di un passato fratricida ancora indigesto, che stride con la moderna società multietnica, multiculturale e omofila che la Croazia arranca a costruire.

L’incontro casuale con Maja (Ksenija Marinkovic) e Ante (Dejan Acimovic) sbatterà in faccia a Vjeko i suoi stessi limiti: vittima di odio omofobo ma incapace di assorbirlo, sfoga quello stesso odio aggredendo Ante, un poliziotto serbo sposato con una donna croata. Un circolo vizioso di oppressione, incomprensioni e paure covate nel privato e nascoste in pubblico sotto a un tappeto sottilissimo di apparente libertà. Un conflitto che strazia i personaggi, tuttavia incapaci di sradicare l’eredità di un passato così ingombrante. Barriere mentali che il regista Rajko Grlic rende fisiche: chiaroscuri netti e coni d’ombra schiacciano e isolano i personaggi, costantemente divisi da muri, pareti, porte, paraventi. Confini invalicabili come i loro pregiudizi, ma non per Maja: è in lei che Grlic ripone il suo messaggio di speranza, comprensione, tolleranza e solidarietà.

Secondo uno sviluppo piuttosto semplicistico, didascalico e prevedibile, eppure efficace, Maja insisterà per far interagire i due uomini, e sarà solo grazie agli insegnamenti di Vjeko che Ante riuscirà a passare un esame sulla Costituzione Croata. È infatti da qui che bisogna ripartire, da quella Costituzione troppo spesso dimenticata eppure ancora vigente, unico ponte rimasto tra Vjeko e Ante, tra l’odio e la pace, tra il rifiuto e l’accettazione. Ecco il passaggio dalla teoria alla pratica, dalle belle parole della legge ai fatti, che tramuta una storia singolare in universale, in un messaggio educativo che viene espresso sacrificando in parte la resa cinematografica con dialoghi ridondanti e un percorso programmatico, lineare, privo di guizzi espressivi. Ma se l’obiettivo del regista era quello di fornire un’analisi intelligente e accorto della situazione attuale europea, allora è stato raggiunto.

Benedetta Pini