Voto

7
 

Ricordate quando, all’inizio degli anni Settanta, i titani del rock Frank Zappa e John Lennon si sono uniti per un assaggio di collaborazione sfumata in breve tempo? La storia si ripete: un colpo di fulmine tra Lennon e Les Claypool durante il tour Primus + Ghost of a Saber Tooth Tiger la scorsa estate segna la nascita di un progetto innovativo e interessante.

Cosciente del fardello famigliare che gli rgrava sulla schiena e dell’inevitabile tendenza al pregiudizio della critica, Sean Lennon prosegue per la sua strada portando le musicalità rock a cui siamo abituati a un livello successivo. Les Claypool descrive il collega come “un mutante musicale in cui si riflette la sensibilità di suo padre, ma anche la prospettiva astratta e l’approccio unico di sua madre”. Il figlio d’arte, quindi, si arma di genetica e di fantasia e coinvolge Mr Primus in un vero e proprio Delirium musicale ricco di richiami ai grandi nomi del rock (Beatles, Pink Floyd e King Crimson, per citarne alcuni). Il risultato è uno psichedelico intreccio di classicità e modernità, tra cosmo e commedia.

Il basso pulsante di Les Claypool e il tono sognante dell’eclettico Sean viaggiano su binari paralleli che non possono incontrarsi. È questo l’unico neo di Monolith of Phobos: la disparità di mezzi tra i due musicisti si fa evidente e l’insuperabile tecnica di Mr Primus sembra mettere in ombra il figlio di Beatle John. Ma le abilità alla console del bassista riescono a camuffare le disomogeneità, creando degli incroci solidi e andando a disegnare onde dai colori allucinanti e dalle sfumature ipnoticheBuona la prima!

Giulia Tagliabue