Torna il Milano Film Festival con “The Animation Slot”, un’intera settimana (dal 6 all’11 giugno) dedicata all’animazione indipendente. Un mondo troppo eterogeneo e maturo per rimanere ancora emarginato dalla grande distribuzione. Milano Film Festival è in prima linea nella diffusione di questa frangia del cinema sconosciuta ancora a troppi, riuscendo a coinvolgere un gran numero di partecipanti grazie a un programma vario e ricco di progetti interessanti, frutto dell’unione di artisti, registi e animatori esordienti a veri e propri maestri del settore.

Le sei giornate di giugno si sono svolte principalmente in due location. La prima è BASE (zona Tortona), dedicata all’animazione in tutte le sue sfumature e stili spaziando da vere e proprie animation marathon, a short film, a workshop e conferenze tenute da alcuni dei migliori illustratori italiani come Virgilio Villoresi, Anna Ciammitti e lo studio Mammafotogramma. Il secondo luogo protagonista è stato il Cinema Ducale, incentrato sul mondo giapponese a cui è stato dedicato la rubrica LOST IN JAPAN che ha proiettato grandi classici come Ghost in the Shell, Paprika e Mind Game, sempre preceduti dalle introduzioni di diversi illustratori.

L’eterogeneità dell’iniziativa, oltre a esercitare un certo fascino, ha permesso al pubblico di entrare con entrambi i piedi in un condomino animato dove ogni appartamento gode di vita propria e di stili e tecniche differenti capaci di aprire di volta in volta mondi nuovi: dall’animazione passo uno come lo stop-motion, che utilizza sequenze di fotografie realizzate con un modellino/disegno, o il claymation, ovvero l’animazione di pupazzi in plastilina, e al modernissimo skeletal animation, una tecnica di animazione digitale nella quale un personaggio è rappresentato in due parti: una rappresentazione superficiale per disegnare il soggetto (skin o mesh) e un insieme gerarchico di ossi interconnessi usata per animare la forma (skeleton o rig). Grazie a queste tecniche i soggetti raffigurati mettono in scena dettagli e sentimenti che spesso mancano agli stessi attori in carne e ossa, come nel caso di Anomalisa, dove i personaggi animati grondano di umanità e naturalismo.

Oggi, però, questi progetti faticano a trovare finanziamenti, se non per spot pubblicitari di grandi marchi e qualche produzione cinematografica legata a un nome forte, restando confinati a un pubblico di nicchia. Alla luce dell’altissima qualità oggi raggiunta dai prodotti di animazione, sta diventando una necessità impellente quella di poterli ammirare con più facilità, magari dopo i trailer al cinema, e pian piano aprire le porte di questo grande caseggiato animato.

Fabrizio La Sorsa