Voto

6

Le liane hanno portato il giovane “Mowgli” nella giungla urbana, dove, tra le varie Fashion Week, riesce a far valere La Legge Del Più Forte, non a caso singolo di anticipo (e anche uno dei pezzi più validi del disco).

Una cosa Tedua l’ha sempre messa in chiaro: l’artista è una specie di cascata che versa sull’ascoltatore un potentissimo flusso di parole, tra loro indissolubilmente incatenate. Parole che in Mowgli seguono un ritmo serrato, andandosi a fondere a volte in maniera modo quasi impeccabile con le produzioni di Chris Nolan, unico co-protagonista dnelle 14 tracce di questo nuovo progetto. Un disco eterogeneo dal punto di vista sonoro, con beat che spaziano dalla cupezza di Burnout alle chitarre britpop di Vertigini; eterogeneità che potrebbe rendere complesso l’incontro con la voce.

Il racconto di Tedua è la lotta tra le tante vite di Mario Molinari: il genovese trapiantato a Milano, che ha fatto la fame tra i quartieri della zona 4, quella del pugile (Il cucciolo d’uomo sul trono del duomo / Uun uovo sodo al mattino / Rocky di nuovo”), e poi finalmente l’uomo di successo. Innegabile è comunque la complessità del disco, un disco che richiede di essere ascoltato più e più volte prima di essere totalmente assimilato, e questo soprattutto per lo stile di scrittura di Tedua: “In volo va, uno scrittore con i suoi versi / Ma se sei un avvoltoio mangerai solo i miei resti” (Natura).

Anna Laura Tiberini