In breve: Potrebbe quasi essere il primo esemplare di telegiornale intelligente

Uno spettacolo fresco, colorato che parla di temi bui e fastidiosi: questa la prima sensazione che si percepisce dalla platea di Birdie, titolo dell’opera del collettivo catalano Agrupación Señor Serrano, in scena al CRT Teatro dell’Arte di Milano. Punto di partenza del racconto è una fotografia scattata da un famoso fotografo spagnolo Josè Palazòn, nella quale sono immortalate due situazioni diametralmente opposte: in basso due golfisti che giocano rilassati, circondati dal green del campo ben curato, in alto una recinzione valicata da un gruppo di persone, probabilmente dei migranti. Questa immagine sintetizza il tema di tutto lo spettacolo, ovvero quello di una società divisa nettamente in due livelli: benessere e ricchezza da un lato, mancanza di diritti, guerre, abuso delle risorse naturali dall’altro.

Non siamo di fronte a un argomento nuovo né a una soluzione dopo gli applausi: il collettivo non vuole darci una risposta o una lettura in chiave morale (grazie al cielo) dei fatti e sceglie invece di metterli in scena utilizzando oggetti della vita quotidiana e un’affascinante soluzione registica. Giornali, sigarette, cartoline, più di duemila miniature (animali, neonati, camion, container, recinzioni) vengono maneggiati da tre performer: uno li filma con una videocamera in presa diretta che proietta le immagini sul fondale, l’altro li muove davanti alla videocamera delineandone la storia, il terzo smanetta con un Mac gestendo le riprese e la musica. L’espediente utilizzato è quello del ritmo: le immagini inerenti alla società dei diritti, del welfare, della ricchezza, del consumo scorrono velocemente e gli stimoli visivi proposti sono molteplici; quando invece si verte su situazioni di disagio, abusi, deforestazioni, inquinamento, il ritmo cala, le immagini scorrono lentissime, i colori diventano cupi.

Nello spettatore accresce la consapevolezza di come nelle nostre esistenze quotidiane sia costante la presenza di ingiustizie, soprusi, diritti negati; presenza che tuttavia rimane in un certo senso latente, un po’ come un basso bordone in un’orchestra sinfonica, costantemente presente ma poco spesso percepito. Vi starete a questo punto domandando: “Perché mai il titolo Birdie? ‘Ndo stanno gli uccelli?” Durante tutta il corso dello spettacolo, in realtà, immagini di volatili fanno capolino in scena, specialmente gli uccelli dell’omonimo film di Hitchcock. Il loro ruolo non è ben definito.

La voce fuori campo che per tutto lo spettacolo racconta le immagini proiettate parla di loro come simbolo delle nostre paure e lancia una provocazione: perché mai dovremmo cercare di fermarli? Perché cercare di frenare le loro migrazioni? Oltre all’immediato rimando alla situazione odierna di continue migrazioni di interi popoli che tutti conosciamo, forse l’intento del collettivo spagnolo è quello di farci riflettere sulle nostre paure in merito a un possibile sconvolgimento degli equilibri della società: cosa succederebbe se il basso bordone si trasformasse in un primo violino?

Giada Vailati