1. Punk 11

Se nella prima stagione Undici era assimilabile a E.T., a una creatura aliena e incapace di vivere nel mondo che i quattro protagonisti devono proteggere e di cui devono prendersi cura, in questa seconda stagione la giovane eroina viene umanizzata, avvicinandosi a tutti gli altri ragazzi della cittadina di Hawkins. Undici inizia a vivere nel mondo, sebbene mai in modo “normale”, e soprattutto a crescere, affrontando quel difficile periodo che è l’adolescenza: si sente sola, isolata e in trappola, e non desidera altro che fuggire da tutto e tutti. Si scopre così un nuovo lato di Undici: non è solo una ragazzina carina, tenera e vulnerabile – come poi sarà al ballo finale insieme a Mike –, ma è anche una persona forte, aggressiva e con una spiccata componente di ribellione. Questa trasformazione interiore la porta ad attraversare anche un cambiamento fisico, che culmina nell’episodio 7, uno stand alone di digressione sulla sua infanzia anormale unita a una tipica fuga adolescenziale dalle tinte oscure da urban movie anni ’80 (The Warriors e The Breakfast Club, ad esempio). Elemento cardine della trasformazione di Undici in “punk Eleven” è la ritrovata Kali, una sorta di anti-Yoda che le insegna a usare i propri poteri facendo leva sulla rabbia e sulla vendetta. Ma anche il rapporto tra Undici e Hopper è altrettanto fondamentale, e raggiunge l’apice nel loro litigio, uno scontro tra titani potentissimi girato senza effetti speciali né controfigure.

2. Siamo solo di passaggio

Questa seconda stagione, sebbene goda di un uso magistrale della computer grafica e di una cura quasi maniacale per la ricostruzione storica a livello di costumi, scenografie e colonna sonora, soffre a tratti del suo ruolo di momento di passaggio, di base per ciò che avverrà in seguito. La tensione dovuta alla ricerca di Will della prima stagione lascia ora il posto a un lavoro più approfondito sui personaggi, che crescono e si evolvono pur rimanendo fedeli alle loro personalità originarie (si pensi alla versione emo di Mike prima del ritorno di Undici), e all’arrivo di nuove figure. Tra questi spiccano Bob e il Dr. Owens, citazioni viventi rispettivamente de I Goonies e Alien, che trasportano lo spirito di quei film-icone degli anni ’80 direttamente nella serie. Così, personaggi inizialmente stereotipati si arricchiscono del background artistico e personale dell’attore per acquisire sfumature e superare gli stessi cliché da cui sono nati: questa è la magia dei fratelli Duffer.

3. Cambio di testimone

Grande novità della stagione è un villain in carne e ossa: Billy. Sociopatico, arrabbiato e irrecuperabile, sostituisce Steve, che ora passa dalla parte dei piccoli protagonisti. Ma anche Billy non è privo di sfumature: sebbene il suo comportamento rimanga privo di giustificazioni, la sua rabbia arriva direttamente da quella del padre, dal contesto di odio in cui è cresciuto. Nel frattempo Steve, dal cuore spezzato proprio come Dustin, con il quale crea una coppia tanto comica quanto commovente, attraversa un arco evolutivo iniziato già sul finire della scorsa stagione che lo porterà alla maturazione. E che ne è del Demogorgone? Se nella prima stagione il nemico era come la bestia de Lo Squalo, che esce dall’acqua – in questo caso dal Sottosopra – per catturare la sua preda e trascinarla nella sua dimensione “altra”, agendo solo per istinto, ora il cattivo da combattere è il Mind Flayer, una nuova creatura più grande, più forte e, soprattutto, senziente: è una minaccia inspiegabile dotata di piani, obiettivi e pensieri, è la rappresentazione di quell’orrore cosmico che arriva da un’altra dimensione e le cui intenzioni vanno oltre la comprensione umana.

4. Tecnologia ’80s

Niente smartphone, computer o tablet. Solo i poco funzionali walkie talkie. Ed è questa soluzione a conferisre a Stranger Things gran parte della sua aura di mistero. Se oggi i genitori possono tracciare i loro figli per sapere sempre dove si trovano e cosa stanno facendo, negli anni ’80 non era possibile: i ragazzi erano liberi ed era tutto un’avventura. Niente social network ma sale giochi, dove passare interi pomeriggi. L’Arcade, ricostruito interamente dagli scenografi, è il luogo in cui i protagonisti passano la maggior parte del loro tempo. I giochi che vanno per la maggiore sono, non a caso, Dragon’s Lair, che introduce il triangolo d’amore Dustin-Max-Lucas (chi salverà la principessa?), e Dig Dug, che con i suoi tunnel e mostri sotterranei si lega evidentemente al tema principale della stagione.

5. Un inno agli emarginati

I personaggi di Stranger Things sono tutte figure marginali, isolate, ferite e sofferenti. Nessuno escluso, neanche il villain di turno. La serie dei fratelli Duffer si rivolge proprio a tutti i nerd del mondo, e li rassicura: la paura di rimanere esclusi e di non riuscire a interagire con gli altri accomuna tutti e non c’è niente di strano nel sentirsi così. Andrà tutto bene.

Benedetta Pini