Voto

8
 

Periodo prolifico per Steven Wilson, che dopo appena due anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro solista, The Raven That Refused To Sing (febbraio 2013), ritorna con un concept album dalla forte emotività tematica e musicale.

Considerato ormai il grande erede della stagione progressive rock inglese degli anni 70’, Wilson ha sempre manifestato una gran capacità di rinnovarsi, di trovare un linguaggio sempre originale. E in effetti, anche stavolta, troviamo degli elementi nuovi. Spicca una fortissima influenza trip hop, ad esempio in Hand Cannot Erase e Perfect Life – entrambe, uscite qualche settimana fa, annunciavano un forte cambiamento di rotta nella discografia di Steven – o Ancestral, probabilmente il brano meglio riuscito dell’album. Certo, non è mai stato estraneo all’uso di drum machine e altre componenti elettroniche, ma mai in maniera così sistematica, fatta eccezione per i Bass Communion, progetto ambient/drone. Inoltre – come preannunciato nei tre video promozionali diffusi a partire da ottobre – Hand.Cannot.Erase. abbraccia anche un certo gusto pop e alternative più vicino alle sue composizioni in coppia con Aviv Geffen nei Blackfield e con i Porcupine Tree di Lightbull Sun e Stupid Dream, senza con questo sminuire il presente lavoro, ben curato negli arrangiamenti, mai banali – il 9/4 della già citata titletrack, non è certo un metro inflazionato nella musica pop.

Altro? La splendida voce della cantante israeliana Ninet Tayeb, che svolge il ruolo di Joyce Carol Vincent, la protagonista del concept.

Sicuramente Steven Wilson ha conservato molto del suo passato musicale. Si notino alcuni richiami a Storm Corrosion (2012), scritto con il suo collega e amico Mikael Åkerfeldt. Continuano poi a esserci, anche se in misura minore, lunghe sezioni strumentali in stile fusion, che mettono in luce le grandi doti tecniche dei membri del gruppo, gli stessi presenti nel suo precedente disco solista: Guthrie Govan alla chitarra, Nick Breggs al basso e al chapman stick, Marco Minnemann alle pelli, Adam Holzman, Theo Travis al flauto e al sassofono. Unico rammarico è la scarsa presenza di quest’ultimo, che tanto aveva emozionato i fan negli anni passati.

Luca Paterlini