Nonostante abbia spento proprio quest’anno quaranta candeline, la Forza continua a scorrere potente nella saga di Star Wars
. Anzi, sembra più in forma che mai dopo che la cura Disney ne ha risollevato le sorti annunciando recentemente una nuova trilogia (con conseguenti spin-off d’appoggio) con cui continuerà a tenere compagnia alle schiere di fan in spasmodica attesa dell’ultimo capitolo della saga, Gli ultimi Jedi
Ma da dove viene questo enorme seguito? Perché ancora oggi legioni d’appassionati cresciuti sognando di tenere in mano una spada laser affollano i cinema fischiettando la Marcia Imperiale? Rispondere è più complicato che percorrere la rotta di Kessel in meno di 12 parsec. Ciò che si può fare, però, è un’analisi degli elementi che stanno alle spalle dell’opera di George Lucas e del suo impatto sull’intrattenimento e, più in generale, sulla cultura contemporanea.

Impostate l’iperguida e allacciate le cinture!

“Sono uno Jedi, come mio padre prima di me”

Un eroe riluttante destinato a sconfiggere un malvagio impero; un cattivo potente e iconico. E ancora, paesaggi fantastici, strane creature e principesse da salvare: l’intera saga riprende luoghi comuni narrativi ben radicati nell’immaginario dello spettatore. Non per niente ne Il viaggio dell’eroe Vogler prende Star Wars come esempio di uno schema narrativo antichissimo che si rifà ai riti di iniziazione tradizionali alla base di saghe e racconti mitici. Lo stesso Lucas ha più volte dichiarato che il personaggio di Yoda ricalca quello del classico aiutante delle favole, creatura potentissima che spesso si presenta sotto spoglie buffe e dimesse.

Ma non è solo la forza dell’archetipo a fare la fortuna della saga. A rendere tutto più affascinante contribuisce anche l’ambientazione: un mix unico di fantascienza e fantasy che affianca astronavi e spazi siderali a poteri magici e antiche profezie. Anche questo connubio, però, non è una prerogativa unicamente di Star Wars. Già nel 1934 Alex Raymond lo utilizza per creare il pianeta Mongo, sede delle peripezie a fumetti di Flash Gordon. Mentre nel 1965 Frank Herbert pubblica Dune, affascinante romanzo in cui gli intrighi tra nobili famiglie per la conquista del trono imperiale hanno come sfondo Arrakis, un immenso pianeta desertico, su cui si muovono un ragazzo destinato a un grande futuro e un ordine mistico-religioso che governa la Galassia con le sue trame. Un’iconografia che negli anni ’70 stuzzica anche Alejandro Jodorowsky a tentare una trasposizione cinematografica, venendo però battuto sul tempo da Lucas. Così le immagini del regista americano sono diventate canoniche e quelle del cileno storia, un progetto intrigante raccontato dall’affascinante documentario Jodorowsky’s Dune.

“Chi è più pazzo? Il pazzo o il pazzo che lo segue?”

È proprio grazie al successo di Star Wars che i suoi due illustri predecessori letterari vengono trasposti sul grande schermo da Dino De Laurentiis, che costruisce attorno a Flash Gordon (1980) e Dune (1984, regia di David Lynch!) due faraoniche produzioni che si rivelano dei flop di critica e botteghino. Ma l’eredità di Star Wars rimane forte e imperitura anche ai giorni nostri: i fratelli Duffer ne hanno ripreso il movimento di macchina dalle stelle alla strada che apre le puntate della prima stagione di Stranger Things e irrompe persino  nelle vite dei protagonisti di Clerks suscitando profonde questioni morali.

Attorno al mondo di Guerre Stellari si costruisce progressivamente un vero e proprio universo, pronto a essere esplorato per scoprire quelle parti della storia rimaste nascoste dal racconto cinematografico. Romanzi, fumetti, videogiochi vengono così a costituire  il famoso “universo espanso” di Star Wars, che è forse il tratto più caratteristico del panorama mediale di questi anni dieci fatto di lunga serialità e franchise.

Sono probabilmente i videogiocatori a ottenere maggiore beneficio dall’immaginario della saga, perché hanno la possibilità di immergersi davvero nel mondo dei loro beniamini pilotando un caccia stellare (X-Wing) o vestendo (per la prima volta) i panni di un soldato imperiale con TIE Fighter. Grandi successi che fecero di LucasArts (ramo digitale della LucasFilm) uno delle case di produzione più importanti nella storia del medium.

Ed è sempre da Star Wars che gemmano strumenti nuovi per rendere più profonda la narrativa dei videogiochi. A riuscirci con particolare successo è il giapponese Hironobu Sakaguchi, che riprende la lotta contro l’Impero, alcuni personaggi e situazioni specifiche (a partire dagli iconici titoli di testa) per costruire quello che doveva essere il suo ultimo videogioco e che invece è diventato il Final Fantasy che da trent’anni fa della narrativa adulta e matura il marchio di fabbrica dei suoi videogiochi.

“È una trappola!”

Si parla di franchise e universi cinematografici, ma Star Wars ha lasciato la propria impronta nell’industria mediale già molto prima della nascita di queste definizioni. Lucas, infatti, costruisce la sua creatura a tavolino, mirando a un pubblico ben preciso, quello compreso tra i 12 e i 24 anni. Una fascia di età capace di appassionarsi velocemente e totalmente, ma soprattutto disposta a seguire i propri beniamini in tutte le loro incarnazioni, anche al di fuori del cinema: scoppia così il fenomeno del merchandising.

Pupazzi, magliette e perfino arance; ogni genere di prodotto griffato Star Wars va a ruba, mentre Lucas si frega le mani, avendo rinunciato a una parte del salario in cambio di una percentuale sulle vendite dei prodotti su licenza. Per la prima volta, quella che era considerata una semplice pratica pubblicitaria diviene a tutti gli effetti il cardine di un sistema economico complesso, in cui il film riveste solo una piccola parte. Come in questo spot, la passione dei fan diviene un volano con cui lanciare i prodotti legati alla saga:

“Ti amo” “Lo so”

Quando si gioca con l’amore, però, si finisce per scottarsi. Suscitare una passione così bruciante  fa sì che il pubblico tenti di impossessarsi del testo annesso, di viverlo e renderlo una parte della propria esistenza, anche modificandolo. Fioriscono così fan che rendono l’universo di Star Wars una nuova religione, o altri che intervengono sul testo originale per esprimere se stessi con semplici parodie oppure prodotti più complessi e raffinati.

Si pensi a Diane Williams, che in Come What May rilegge La minaccia fantasma come una storia d’amore tra Obi-Wan e Qui-Gon, sotto forma di videoclip musicale. Ma c’è anche chi costruisce attorno alla saga dei veri e propri fan film, talvolta di alto livello qualitativo.

La riappropriazione del testo, che è alla base della logica dei fan, ha compiuto il giro di boa e si è vista riutilizzata dalle grandi case pubblicitarie per le loro strategie comunicative e legare il pubblico al proprio prodotto attraverso l’affetto.

È il caso di Volkswagen che, in occasione del Superbowl 2011, manda in onda uno spot tenero e divertente a tema Star Wars. Pura logica fandom al servizio del discorso pubblicitario, alla quale Greenpeace risponde per le rime dopo lo scandalo sulle emissioni truccate che ha colpito la casa automobilistica tedesca.

In conclusione, è evidente come Star Wars sia molto più di una favoletta o di un pretesto per vendere pupazzetti. La sua struttura archetipica e la capacità di stimolare la fantasia sono la sua vera Forza, capace di mobilitare schiere di appassionati che la reinterpretano e la rivivono per parlare, in definitiva, di sé.

Ma per sapere come questa storia andrà avanti non resta che darsi appuntamento al prossimo 13 dicembre, quando Gli ultimi Jedi aggiungerà un nuovo tassello alla saga degli Skywalker. Vi auguriamo una buona visione e, visti i tempi, buon Natale: naturalmente con auguri a tema Star Wars!

Francesco Cirica

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