Voto

7.5
 

La Trilogia Sequel riparte proprio da dove terminava Il Risveglio della Forza: Rey ha finalmente trovato Luke, esiliatori volontariamente sull’isola di Ahch-To da oltre trent’anni, per consegnargli la spada laser e pregarlo di addestrarla. Da questo momento si avvia un fitto turbinio di azione, colpi di scena, plot twist ed eventi che si susseguono e incatenano nel corso di 152 velocissimi minuti. Sebbene l’impianto narrativo della saga rimanga pressoché invariato (l’eterno scontro tra Bene e Male), non si tratta dell’ennesimo capitolo nostalgico per rendere un ossequioso omaggio ai vecchi episodi. Complice l’intermezzo di Rogue One, l’Episodio VIII è la prosecuzione di un percorso lineare che introduce un distacco e annuncia una revisione totale della materia di Lucas.

La rivisitazione in chiave contemporanea di Rian Johnson traspone il rapporto tra Forza e Lato Oscuro in un contesto inedito, quello dell’attualità, e osa riscriverlo dalle fondamenta; scelta che trova riscontro nel forte gesto compiuto da Luke e Yoda, simbolo del passaggio di testimone e della necessità di un superamento radicale del passato. Se nel 1977 il pubblico aveva bisogno di leggerezza, di miti in cui credere dopo i drammi del ’68, nel 2017 nessuno crede più negli eroi monolitici: il palcoscenico viene invaso dai sentimenti della nostra epoca, dal dubbio, dal fallimento e dal rimorso. Unico collante invariato tra passato e presente è la Forza, il cui valore filosofico ed esistenziale viene ribadito nuovamente: a vincere è l’energia che unisce tutto e tutti, convogliata attraverso la meditazione.

Lo scontro si configura allora come generazionale: non più ricerca dell’approvazione del padre ma distruzione di tutto ciò che rappresenta come unica via per neutralizzare l’inesorabile ripetersi della storia. Veicolo del nuovo che avanza, quasi alter ego del regista, è Kylo Ren, un cattivo squisitamente umano, il primo personaggio intimamente scisso, combattuto e inadeguato, deciso a distruggere il mito: “Bisogna far morire il passato. Uccidilo, se necessario, per diventare ciò che devi”. Altrettante sfumature di grigio si infiltrano nella Resistenza, confusa e smarrita, strutturata ora come un collettivo dove non c’è più spazio per eroi epici: la priorità è ora quella di prendersi cura del bene comune, anche a costo di sacrificare le esigenze del singolo, mentre i protagonismi virili di Han Solo cedono il passo a donne tanto decise quanto comprensive.

Visivamente spettacolare, la messa in scena raggiunge i picchi nella Sala del Trono di Snoke, dove uno sfondo sfumato conferisce alla scena una profondità potenzialmente infinita, e la battaglia finale, ambientata in un apparente secondo Hoth che si rivela invece una location inedita e stupefacente. In questa situazione l’ennesima strizzata d’occhio ironica al pubblico di giovanissimi a cui punta il colosso Disney, insieme a una Leila stile Mary Poppins che qualche scena prima fluttuava nello spazio, non riescono a integrarsi nel flusso narrativo e stride come un’unghia sulla lavagna.

Benedetta Pini