Voto

7

Il trattamento riservato all’amichevole Spider-Man di quartiere durante il nuovo millennio non è sempre stato dei migliori: se l’andamento della trilogia classica di Sam Raimi si può definire quanto meno altalenante (un buon primo capitolo, un’eccellente seconda prova e un flop inaspettato al terzo giro), i due The Amazing Spider-Man di Marc Webb sono stati un disastro totale.

Scelta saggia, quindi, quella del regista e sceneggiatore John Watts di tagliare corto con la genesi del personaggio – ormai riproposta in tutte le salse – e di ripartire dalle vicende di Captain America: Civil WarUn giovanissimo e verosimilmente imbranato Peter Parker (Tom Holland), a differenza della versione fastidiosamente stereotipata della trilogia di Raimi, si ritrova alle prese con la complicata gestione della propria identità segreta, dovendo far fronte a un ingombrante mentore (Tony Stark, il solito Robert Downey Jr.), a una zia May terribilmente sexy (Marisa Tomei), a un villain di spessore (Avvoltoio, interpretato da un terrificante Michael Keaton) e ai compagni del liceo con cui si crea una sinergia che, nelle sequenze più riuscite, ricorda molto il cult anni ’80 The Breakfast Club.

Il valore aggiunto di Spider-Man: Homecoming è la credibilità: l’approccio plausibile e fresco con cui vengono filtrati i preconcetti su un supereroe adolescente, tra gag in puro stile Marvel Studios e impliciti momenti di riflessione sul senso di responsabilità, torna ad appassionare i fan dell’arampicamuri come non succedeva da tempo.

Christopher Lobraico

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