Voto

6

Courtney Barnett ha incredibilmente stupito, soprattutto con i testi, chiunque si sia avvicinato al suo nuovo album Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit. Quello di cui narra nei suoi pezzi non sono storie mozzafiato, pompate e arricchite di pathos, il suo intento non è quello di emozionare; la cantante australiana si propone semplicemente di ricreare e rappresentare il tedio della quotidianità, che mescola con grande naturalezza e impatto a riflessioni sull’amore, la morte e il suicidio.

A completamento dell’opera vi è la pronuncia strascicata e impastata della voce e il rock’n’ roll, a tratti molto indie, che emerge soprattutto in pezzi come Pedestrian At Best il cui suono somiglia alla brutta e lontana copia del celebre pezzo dei Babyshambles Delivery – tutto chitarre distorte e suoni sporchi, graffiati e leggermente psichedelici, quanto basta per far appena tornare alla mente le inarrivabili atmosfere sonore “vittime” di feedback e riverberi quasi fastidiosi quanto turbati dei The Jesus And Mary Chain. Chiude l’album con Boxing Day Blues, in cui i suoni acustici regnano sovrani.

Quello della Barnett è un lavoro innegabilmente ben fatto, ma forse troppo monotono: ci propone parecchi testi ben scritti e per nulla scontati in pezzi che però rischiano, a lungo andare, di risultare noiosi.

Federica Romanò