Voto

7

Presentato alla decima edizione del Festival del Cinema di Roma, Solo per il weekend è stato adombrato dal grande successo di Lo chiamavano Jeeg Robot e viene distribuito solo ora nelle sale italiane. Come Mainetti, anche in Gianfranco Gaioni è forte il desiderio di porsi in controtendenza rispetto ai logori stereotipi del cinema italiano contemporaneo e scardina dall’interno gli automatismi della commedia all’italiana.

L’esperienza di Gaioni nella digital art si dimostra ora molto utile per raccontare le avventure allucinatorie del protagonista, un ex pubblicitario depresso e dipendente da psicofarmaci, tinte dal regista con colori sgargianti e figure psichedeliche di grande impatto visivo. Nonostante il disordine narrativo che inquina la seconda metà del film, la struttura non del tutto limpida risulta comunque coerente con l’illogicità randomica di uno stoner movie lisergico e divertente.

La pellicola, però, si abbandona a un citazionismo spasmodico ed esplicito di grandi cult movies (da Fight club a Pulp Fiction, Paura e delirio a Las Vegas e Il grande Lebowski) che sconfina con ingenuità in un candido spirito emulativo verso il grande mito americano.

Giorgia Maestri

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