Voto

8
 

Le Sleater Kinney avevano bisogno di tornare a fare musica insieme, e No Cities To Love emana tutta la voglia e la passione che il trio aveva bisogno di condividere da dieci anni a questa parte.

L’album ci mette poco a decollare; la band di Olympia è tutto meno che arrugginita: l’apripista Price Tag una critica al consumismo che fa molto Bikini Kill – accende subito l’atmosfera e FanglessSurface Envy e Bury Our Friends tengono alta la tensione tra cori killer e tutta la furia riot grrrl che si può concentrare su un album. Un ascolto breve ma intenso, come nella migliore tradizione punk rock.

Le ragazze non avranno molto da dimostrare – la loro ventennale carriera parla chiaro –  ma questo è sicuramente il primo grande album dell’anno.

Christopher Lobraico