Voto

7

Sfera Ebbasta ha ucciso il rap / Con la Sprite e l’autotune” (Bancomat)… o meglio, gli ha dato una bella sterzata. Sfera e il suo socio Charlie Charles hanno stravolto le carte in tavola: ora il (t)rap non è più un genere di nicchia, per pochi appassionati, ma si è espanso fino a diventare un linguaggio trasversale, una sorta di nuovo esperanto della musica italiana.

Sfera è diventato una Rockstar a tutti gli effetti; a testimoniarlo non solo le stories su Instagram – una videocronaca della sua esuberante quotidianità –, ma anche i look prorompenti: dalle pellicce rosa ai denti dorati, dal mitra tatuato sulla tempia alle tracksuit che superano i 2k.

Dopo l’esordio discografico di due anni fa, che narrava di un bravo ragazzo in un brutto quartiere intento a fare soldi, oggi, con una coerenza inaudita, continua a raccontare la sua routine, ma con un nuovo copione. Le undici tracce in scaletta scorrono fluide, con un dosaggio equilibrato di momenti cupi, in cui Sfera si destreggia tra modelle che si calano lo XNX e le malelingue dei Serpenti a Sonagli, e di momenti melodici che suggeriscono un immaginario di piacevole ascolto.

È tuttavia impossibile non notare che l’abbassamento della qualità del rap, o meglio, delle rime in generale, è compensata dalla capacità di Sfera di immergersi nella traccia, creando un perfetto binomio tra voce e base. In fondo, è proprio questo il trap game: ciò che conta sono le rime a effetto e non la loro lunghezza o l’uso di tecnicismi.

Da vero trend setter, Sfera ha inoltre voluto impressionare il pubblico con la novità della doppia versione del disco (nazionale/internazionale): esclusa la collaborazione con l’acclamatissimo Quavo in Cupido (uno da top ten americana), vera hit del disco che si trova in entrambe le versioni, in quella estera sono presenti featuring inaspettati, in cui compare la crème dell’underground del rap come Tinie Tempah (Bancomat), e un melting pot linguistico nato dall’unione del tedesco Miami Yacine in Uber e il portoricano Lary Over nel remix di Tran Tran

Peccato solo che duri 35 minuti.

Anna Laura Tiberini