1. Un regalo per i fan

Lo scorso 8 giugno è finalmente uscita su Netflix la puntata conclusiva di Sense8. Una sorta di compromesso con i fan, che dopo l’annuncio della sospensione della serie a causa degli enormi costi di produzione richiedevano a gran voce un’altra stagione (una delle petizioni su change.org ha raccolto più di 500000 firme), ma si sono dovuti accontentare di un solo episodio della durata di circa due ore. Le conseguenze di questo braccio di ferro, però, non sono state positive per la serie: tra citazioni troppo marcate dei vecchi episodi, ripetizioni dei gesti cult dei personaggi e reiterazione di alcune scene, si sente la nostalgia della serie prima ancora che sia finita, ma, a ben vedere, l’episodio non è che un mero riepilogo di tutte le suggestioni che hanno fatto amare Sense8.

2. Tutto di corsa

Lana Wachowski, che ha diretto l’ultima puntata senza la sorella Lilly e J. Michael Straczynski (co-autori dell’intera serie), deve condensare in due ore la conclusione di tutte le linee narrative lasciate in sospeso dagli episodi precedenti e pensate per essere sviluppate nel corso di altre due o tre stagioni. Un compito ingrato, che l’ha costretta ad adottare soluzioni a volte frettolose, come la risoluzione della vita sentimentale di Sun (Doona Bae) o il sacrificio della vita fuori dal cluster di alcuni personaggi, soprattutto di Capheus (Aml Ameen), Lito (Miguel Ángel Silvestre) e Riley (Tuppence Middleton). La necessità di lavorare velocemente ha costretto Lana Wachowski a ridurre a soli quattro i protagonisti, trascurando in parte i rimanenti quattro, e a venire meno al grande pregio della serie: la capacità di gestire con equilibrio il tempo concesso ai numerosi personaggi.

3. Stereotipi o contro-stereotipi?

Ambientata tra Parigi e Napoli, con qualche scena a Londra, l’ultima puntata dipinge la capitale francese come la città più romantica della Terra e Napoli come il regno della pasta e della pizza. Se da un lato non hanno torto, dall’altro il brivido di gioia nel vedere i sensate seduti in un vagone di Trenitalia si è affievolito appena sono arrivati a Napoli e si sono seduti al tavolo di un ristorante: i cliché erano così tanti da risultare fastidiosi. Forse troppi per non essere stati intenzionalmente inseriti come una sorta di iperbole comica per prendere in giro gli stessi stereotipi.

4. Matrix forever
 

Conosciute soprattutto per la trilogia di Matrix, V per Vendetta e Cloud Atlas, le Wachowski dimostrano la loro abilità nelle scene d’azione anche in Sense8. Il ritmo della storia, seppur a tratti frettoloso e confusionario, procede attraverso l’alternanza di momenti d’azione e situazioni intime, di scene comiche e istanti drammatici; un andamento narrativo che contraddistingue l’intera serie. Questi momenti così diversi sono sottolineati dalla regia, che nel giro di pochi minuti riesce a passare con naturalezza dal genere del videoclip musicale al film d’azione, dalla commedia romantica al dramma.

5. Amor vincit omnia

Ben visibile sotto l’intreccio di fantascienza e azione, il messaggio che la serie ci vuole lasciare è uno e semplice: “amor vincit omnia”. Attraverso le vicende dei sensate la serie tocca numerose delle questioni relative alla sessualità, alla politica e alla discriminazione che attanagliano la società contemporanea. Empatia, uguaglianza, cooperazione, fratellanza, accettazione delle diversità e amore incondizionato sono invece i valori dei sensato sensate. E, soprattutto in questi tempi, andrebbe tenuta bene a mente.

Valeria Fanti