Voto

7.5

Non ci sono più dubbi: Sem&Stènn sono pronti a diventare la quinta colonna italiana dell’IS, inteso non come Islamic State bensì come Internazionale Sintetica. Con affidabilità e rigore si stanno infatti dando da fare per far attecchire nel loro paese natio una forma piuttosto ortodossa e ricercata di dance elettronica, glamorous e cosmopolita. Certo, non sono i primi (né gli ultimi, a meno di qualche catastrofe) ad adoperarsi per sprovincializzare il pop italiano. Inoltre, per raggiungere questo meritorio obiettivo in un panorama generale di perpetua involuzione, non sono neppure tenuti a dire cose inaudite. Gli basterebbe, come in un’interrogazione, dimostrare di avere studiato i grandi vecchi del synth-pop, e magari – giusto per strappare un “più” – anche qualche loro epigono, nato a ridosso del 2000 ma col cuore negli anni Ottanta.

Sem&Stènn però sono alunni intelligenti, e danno prova di maturità evitando di essere troppo zelanti e pappagalleschi nel ripetere le lezioni apprese; di quando in quando, per esempio, si azzardano a contaminarle con le suggestioni ispirate da qualche “cattivo maestro” ormai storicizzato (nella loro partecipazione a X Factor si sono confrontati scaltramente con Marilyn Manson e con i Public Image Ltd) e a rinfrescarle con velature ambientÈ in virtù di questi fattori che – senza tergiversare oltre – il loro primo LP Offbeat suona gradevole e à la page. Alcuni dei pezzi più intriganti sono conservati dall’EP del 2016 Wearing Jewels&Socks; è il caso dell’evocativa The Fair, dal suono tribal-patinato, e di Jewels&Socks, costruita su un bel chiaroscuro pittorico. Sono state reintegrate anche Blue Heavy Blast, col suo fitto pigolio di computer, e l’insistente Baby Run, arricchita da un mimetico intervento del pigmalione del duo, Manuel Agnelli.

I brani completamente nuovi si mantengono all’altezza, da Ain’t No More, con il suo arrangiamento tormentato (ci sono pure dei coretti che sembrano latrati) in odore di Perfume Genius, alla divertente You, Your Friend, Another Guy, che rievoca il sense of humour perduto dei Depeche Mode più imberbi. Anche Bravo (che fa il paio con Pazzo! dei Pet Shop Boys) ha uno spirito giocoso, ma con moderazione: in questo primo album di Sem&Stènn l’aspetto ludico è messo in minoranza dall’ossessione per le atmosfere ricche di contrasti, che comunque i due sanno creare con perizia non comune. “Can count on us” è, in effetti, la prima frase in assoluto che gli sentiamo pronunciare in questo lavoro, e i trentaquattro minuti che vengono dopo ci rassicurano: possiamo prenderli in parola.

Andrea Lohengrin Meroni

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