Nei giorni scorsi, esclusivamente dal 2 al 4 Marzo, per noi amanti degli anime è stato riproposto nelle sale italiane il film di animazione di uno dei più celebri manga degli anni ’90 che, assieme ai celeberrimi Neon Genesis Evangelion, Dragon Ball, Slam Dunk e altri, ha introdotto nella cultura occidentale la passione per il mondo dell’animazione nipponica. Stiamo parlando di Cowboy Bebop, serie ambientata nell’anno 2071 che vede come protagonista un malassortito equipaggio di un’astronave (la Bebop) di cacciatori di taglie, che viaggia per il sistema solare a caccia di criminali. L’ex mafioso Spike Spiegel; Jet Black aka “Il Mastino”, che un tempo era un poliziotto; Fay Valentine, una giovane donna risvegliatasi nel futuro grazie ad avanzatissime tecniche di ibernazione; e ultimo, ma non per importanza, Edd Wong, abilissima e stravagante hacker. Questo lo sfondo di un anime che i primi nippofili e appassionati del genere sicuramente ricorderanno.
La serie originale, realizzata nel 1999 dal collettivo Sunrise, sotto la direzione del maestro e regista Shinchiro Watanabe, contava 26 episodi raccolti in un manga edito in tre volumi. Nel 2001 usciva il primo e unico lungometraggio tratto dalla serie, che viene ora riproposto da QMI, in seguito all’anteprima durante il Lucca Comics. è questa un’occasione per le nuove generazioni di appassionati di avvicinarsi ad un cult mai sorpassato.

I nostri bounty hunters a bordo della Bebop, hanno a che fare questa volta con un pericoloso terrorista e, attirati dall’ingente taglia che pende sulla sua testa, giungono su Marte. La vicenda che innesca le vicende è l’esplosione di un camion dirottato alla vigilia di Holloween: la mente che si cela dietro queste macchinazioni è quella dell’ex militare e ora terrorista Vincent Volaju, il cui obiettivo è distruggere interamente la popolazione con una terribile arma batteriologica, che si trasmette per via aerea e che in brevissimo tempo compromette l’organismo portandolo alla morte.
Fedele al mood dell’anime, Cowboy Bebop – Il film è carico di avventura e di azione, pieno di emozioni e inequivocabilmente appassionante e adrenalinico. L’ambientazione futuristica e iperrealista permangono, senza però compromettere quelle componenti che si potrebbero definire vintage, tipiche della serie. E ad accompagnare questo classico intramontabile troviamo le colonna sonora firmata Seatbelts, la band guidata dalla musicista e compositrice Yoko Kanno.

Con ambientazioni tra il western ed il futuristico e grazie a un’ottima alchimia tra i generi noir e pulp, Coyboy Bebop raccoglie ed eredita – anzi, in un certo senso ottimizza – elementi tipici dell’hard boiled & dangerous e della commedia, configurandosi come uno degli anime più pioneristici di sempre. Non è infatti il solito “cartone animato” (definizione spesso marcata da sarcasmo) piatto e monotematico: l’azione non è limitata al combattimento e al raggiungimento dell’incasso della taglia, né l’attenzione dello spettatore è concentrata esclusivamente nei picchi di azione, come inseguimenti e sparatorie, ma è continuamente stimolata.

Lo spessore psicologico dei personaggi, sia primari che secondari, è curato fin nei minimi dettagli. Niente di scontato, rimanendo pur sempre in linea con la trama della serie. I protagonisti, infatti, non rientrano nella definizione classica di “eroe”, ma al contrario si configurano come antieroi: le loro gesta non sono dettate da un rigido codice morale, né da puri intenti ideologici, bensì sono spinti a catturare criminali dal puro e semplice bisogno di denaro, dal materialistico desiderio di sopravvivere, in un modo o nell’altro. E proprio per questo aspetto, Cowboy Bebop è una serie ben più moderna rispetto a molte altre, soprattutto ai manga contemporanei, in cui buonismo, eroicismo e senso del dovere si fondono in un modo che spesso può risultare pedante e prolisso. Se cercate dunque un nuovo anime da seguire o da riscoprire, sappiate che Cowboy Bebop è ciò che fa per voi: denso di azione e avventura, non crudo né eccessivamente cruento, ma allo stesso tempo privo di inutili e superflui sentimentalismi, saprà coinvolgervi grazie anche ai suoi tratti umoristici e ironici.

Valore aggiunto di questa serie e del film sono i retroscena, che delineano lo svolgersi delle varie azioni, sapientemente svelati al momento opportuno senza che venga compromessa la possibilità di seguire lo sviluppo degli eventi. Chi ha avuto modo di vedere il film al suo primo debutto (2001), avrà sicuramente apprezzato le migliorie apportate alla qualità grafica, ma ancor di più si sarà della perizia con cui questo film e l’anime nella sua totalità siano stati realizzati, servendosi di tecniche grafiche, di scelte regia e di sceneggiatura che ben poco hanno da invidiare agli anime di oggi.

La 20th Century Fox ha cercato, nel 2009, di acquistare i diritti per la realizzazione di una live action del film ispirato alla serie, individuando come potenziale interprete Keanu Reeves. Ad oggi la pellicola non è ancora stata realizzata a causa dei costi di produzione, nonostante le lunghe trattative tra gli studios cinematografici americani e il collettivo Sunrise. Date però le precedenti esperienze – si pensi al film ispirato al manga Dragon Ball, rivelatosi un fiasco totale – una live action di un anime o di un manga è un’idea che farebbe arricciare il naso a qualsiasi appassionato. Ma, come sempre, vedere per credere.

Nonostante le nuove generazioni abbiano probabilmente avuto più familiarità con altri generi e altri anime, la possibilità di riscoprire un classico dell’animazione nipponica è oggi a disposizione. Cowboy Bebop ha il merito di aver contribuito enormemente alla diffusione di questa cultura nel mondo occidentale.  Chi, come già molti avranno sicuramente fatto, ha riscoperto questo must del genere, non potrà che ritenersi soddisfatto e voltarsi con uno sguardo nostalgico verso gli anni novanta, per poi guardare nuovamente avanti e sperare che altri capolavori del genere vengano partoriti dalle menti dei migliori mangaka e sceneggiatori del Sol Levante.

Andrea Passoni

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