Voto

7
 

Dopo tre anni e mezzo dal folgorante esordio discografico, quattro Grammy e un Oscar, Sam Smith ritrova non solo gli stimoli perduti, ma anche se stesso.

The Thrill of It All è un monito per tutti coloro che hanno una percezione superficiale e falsata della notorietà: dal primo singolo promozionale Too Good at Goodbyes a Burning, ballata al pianoforte che più di tutte le altre tracce si sofferma sul periodo tormentato vissuto dall’artista in seguito al successo di In the Lonely Hour, Sam Smith sviscera un passato fatto di gioie e delusioni, intenso a tal punto da creare un’emozionante empatia tra l’autore e l’ascoltatore, il quale rimane assuefatto dai cori gospel di HIM e Pray (fiore all’occhiello dell’album, prodotto da Timbaland).

Dieci brani (quattordici nella special edition) a cavallo tra il soul e il pop, inclini al George Michael di Older e alla più recente Adele, che consacrano Sam Smith tra gli autori e interpreti più autentici in circolazione.

Christopher Lobraico