1. Una formula geniale

L’attesissima terza stagione di Rick e Morty (ideate da Dan Harmon e Justin Roiland) è disponibile su Netflix dal 5 novembre, dopo essersi fatta aspettare per un anno. Ma ne è valsa la pena. Le bizzarre avventure di Rick e Morty sono ancora fresche ed esaltanti. La geniale formula che vede i due protagonisti parte di un mondo potenzialmente infinito non stanca, anzi, l’imprevedibilità della serie è riuscita a sfornare situazioni che sono immediatamente diventate parte della cultura pop contemporanea, come Pickle Rick. Il nonsense si mischia magistralmente a fantascienza e viaggi interdimensionali, con l’aggiunta di una lozione di spiccato umorismo e cinismo.

2. Pop, politica e non solo

Un altro pregio di Rick e Morty è quello di riuscire a mischiare perfettamente realtà e finzione, anche in questa stagione. In tutte le dieci puntate vengono citati film e personaggi reali; si pensi a Al Rick-inseguimento della pietra verde, puntata interamente ambientata in un mondo post-apocalittico, palese citazione a Mad Max, oppure a Difensori 3: Il ritorno di Finimondo, in cui gli autori hanno mischiato gli eroi della DC, gli Avengers e la saga di Saw. La sottile ironia della serie non si ferma al pop, ma si allarga a riferimenti ad altre culture, come quella russa o italiana. La politica è un altro argomento che viene affrontato seriamente dagli autori, come nell’ultima puntata (Il Rickchurian Mortydate), quando Rick fa a botte con Barack Obama.

3. Il passato alle spalle

Una caratteristica che distingue questa terza stagione dalle altre è il modo approfondito in cui rappresenta il proprio universo a tutto tondo, riprendendo eventi, contesti e personaggi presenti nelle stagioni precedenti. Come nell’episodio A Rickatlantide, interamente dedicato alla Cittadella, dove tutti i Rick e Morty di ogni possibile dimensione e tempo si recano per fuggire al Governo Galattico. In questo episodio, come accade anche in altri, vengono sviluppate sotto-trame aperte nelle stagioni precedenti. Il risultato è una serie completa nell’insieme, capace di rinnovarsi a ogni episodio con nuove tematiche e spunti geniali, pur mantenendo una coerenza drammatica interna senza servirsi dei tradizionali metodi della serialità televisiva.

4. Più profondo

Un’altra qualità di questa serie è quella di saper parlare di relazione umane ed emozioni attraverso storie originali e commoventi ma mai seriose. Le lente d’ingrandimento che nelle prime due stagioni era puntata sul genio tormentato Rick ora si sposta verso i personaggi secondari, in particolare si sofferma sullo scioglimento di quei nodi che tenevano salda la famiglia Smith. Ma se da un lato vengono dedicate le ultime puntate a Beth (L’ABC di Beth e Il Rickchurian Mortydate), Jerry, anche se co-protagonista di due episodi (La cospirazione del turbine vorticoso e L’ABC di Beth), risulta un personaggio passivo e rimane una sagoma sfocata.

5. Dov’è finito Rick?

Se proprio si vuole trovare una pecca nella terza stagione di Rick e Morty, è probabilmente l’assenza di Rick. Nonostante rimanga pur sempre il main character della serie, questa volta Rick e la sua psiche non vengono affrontati così approfonditamente come nelle stagioni precedenti, anzi, per certi aspetti il personaggio diventa parodia di se stesso (Le ali della Rick-libertà e Difensori 3: Il ritorno di Finimondo). Di conseguenza viene a mancare in parte il pessimismo cosmico tipico della serie, miscelato con avventure spaziali e mal di vivere.

 

Filippo Fante