Voto

5

Respiri prova a inserirsi nel solco dei thriller psicologici e degli horror gotici, generi così di nicchia e poco sviluppati nei tempi recenti dal cinema italiano. Il compito è arduo, servono idee fresche e scelte coraggiose, che però latitano. La trama si dipana infatti lineare e i colpi di scena sono tutt’altro che sorprendenti, come le tematiche intrecciate di malattia, isolamento, orco cattivo e disgregazione familiare, accennate ma mai eviscerate con profondità – o brutalità, dato il genere.

La recitazione a tratti forzata e macchinosa appesantisce il ritmo narrativo, rendendolo poco fluido, e priva la messinscena di credibilità: i protagonisti interagiscono con una scarsa alchimia tra loro, come maschere distanti, e i dialoghi si riducono a poche battute di basso impatto. Una grande eccezione è rappresentata dalla bambina protagonista, capace di trasmettere il suo dolore e il suo malessere con un’espressività sorprendente.

Le inquadrature ben calibrate e la cura quasi spasmodica per la qualità dell’immagine in generale sono sono il vero pregio del film insieme alla colonna sonora, dalle forti tinte gotiche e dark in piena tradizione italiana (Argento e simili).

I respiri di questo film sono brevi esalazioni d’aria fresca filtrate da polmoni stanchi, che per mancanza di ossigeno spengono i suoi stessi lampi di creatività.

Federico Squillacioti

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